Associazione Italiana Arbitri

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A Roma l'incontro "Gli arbitri e la comunicazione con la stampa"

Federico Marchi - 03/05/2016, 22:21

“Siamo disponibili ad ogni tipo di sperimentazione con chi voglia fare una vera cultura sportiva”. E' un messaggio chiaro quello che il Presidente dell'AIA Marcello Nicchi ha lanciato in occasione dell'incontro “Gli arbitri e la comunicazione con la stampa”, organizzato dall'Ordine dei Giornalisti e dall'AIA, svolto presso il Centro Congressi Frentani di Roma. Un appuntamento d'eccezione in cui per la prima volta la classe arbitrale, con i suoi massimi dirigenti e tre arbitri internazionali (Gianluca Rocchi, Luca Banti e Paolo Valeri), si è presentata davanti alla platea dove erano seduti più di 200 giornalisti, parlando della propria realtà e della comunicazione verso l'esterno. Un appuntamento quindi particolare, accreditato anche come corso di formazione professionale, che ha attirato l'attenzione di tutto il giornalismo sportivo.
“Nel mondo del calcio gli arbitri hanno un ruolo importante, cosi come lo hanno i giornalisti che devono raccontare le partite” ha detto il Presidente Nicchi, che ha illustrato l'organizzazione dell'AIA a livello nazionale e territoriale. “Credo molto in questo incontro, perché contiamo sulla collaborazione e sulla professionalità dei rappresentanti degli organi di informazione – ha aggiunto -. Per giudicare un arbitro bisogna sapere come si prepara prima di scendere in campo. L'AIA non spreca neanche un euro, ma impiega tutte le risorse nella formazione. L'auspicio è che l'arbitro del futuro non venga visto come un nemico ma come una persona che permette il giuoco e il divertimento. Il calcio è fatto di episodi, questo è un fatto culturale che deve essere accettato ”. Infine un accenno anche ai casi di violenza sui direttori di gara. “Non ci deve più essere posto sui campi da calcio per chi aggredisce un arbitro”.
L'incontro, introdotto e moderato da Daniela Molina, Consigliere Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, e da Carmelo Lentino, Direttore della rivista “L'Arbitro”, si era aperto con un'introduzione di David Messina, Coordinatore del gruppo di lavoro Giornalismo sportivo. Dopo il Presidente Marcello Nicchi, che ha proiettato anche alcuni filmati che illustravano il mondo degli arbitri, ha preso la parola il vicepresidente dell'AIA Narciso Pisacreta. “Un giuoco può esistere solo se ci sono delle regole e qualcuno che le fa rispettare – ha esordito -. Anche giocando tra amici serve un arbitro”. Pisacreta è poi entrato in un ambito più tecnico, spiegando le variabili che si possono presentare durante una partita. Per quel che riguarda l'uniformità “Non ci sono fattispecie uguali, ma ci sono tante fattispecie simili. Quindi un'uniformità assoluta non può esserci, ma il lavoro del Settore Tecnico, degli Organi Tecnici Nazionali e dei CRA é quello di avvicinare le interpretazioni. Non si arriva in Serie A per concorso, ma a monte c'è un percorso di selezione, con gli arbitri che sono passati per tutte le categorie”.
E' stata quindi la volta del Responsabile del Settore Tecnico Alfredo Trentalange, che ha subito ricordato le principali modifiche del Regolamento avvenute negli ultimi anni. “Il Settore Tecnico si occupa della formazione dalla Serie A agli Organi Tecnici Sezionali, lo testimoniano le 493 riunioni svolte per 34.500 arbitri. La formazione costa, ma l'ignoranza costa di più e la pagano soprattutto gli ultimi. L'arbitro attraverso le sue decisioni permette che si possa continuare a giocare in pace”. Trentalange ha poi mostrato una serie di filmati, in cui sono state spiegate alcune decisioni disciplinari assunte dagli arbitri secondo le direttive impartite.
Ad intervenire è stato poi il Commissario della CAN A Domenico Messina che, oltre ad evidenziare le analisi statistiche del Campionato, ha trattato l'aspetto legato all'approccio di una gara da parte degli arbitri. “Come è molto importante la preparazione di una partita per gli allenatori e per i calciatori, così lo è anche per gli arbitri – ha spiegato -. Si studiano le squadre, i loro movimenti e le tattiche. Questo non vuol dire essere prevenuti, ma essere pronti a tutto quello che si può presentare in una gara. L'obiettivo è di far crescere il gruppo in maniera uniforme e fare in modo che questi ragazzi siano un esempio anche a livello comportamentale”.
Il tema della comunicazione è stato invece affrontato dal Commissario della CAN B Stefano Farina. “Le relazioni sono già difficili tra persone che si conoscono, figuriamoci tra chi non si conosce – ha affermato Farina -. È complicato parlare con chi ha pregiudizi verso di noi, per questo sono molto importanti incontri come quello odierno. In più di 100 anni di storia non ci sono mai state iniziative simili. L'arbitro da tutti è visto come un nemico e non come un garante, solo perché magari ha fischiato un rigore contro. Un buon ascolto è già un modo positivo di comunicare, perché se io voglio sentirmi dire determinate cose ed invece questo non avviene allora perdo interesse. Non si può dialogare in presenza di ansia, paura e nervosismo. Si discute bene quando c'è un confronto tranquillo. Il rischio è quello di concentrarsi sulla ricerca del colpevole senza comprendere la vera causa del problema”.
Dopo questa serie di interventi, si è aperta la fase delle question time, con i giornalisti che hanno posto numerose domande sia ai dirigenti dell'AIA sia agli arbitri presenti. Questi ultimi hanno quindi risposto ai quesiti, parlando anche dello stato d'animo in cui si trova un arbitro prima, durante e dopo una partita. “L'errore fa parte della nostra attività – ha dichiarato Rocchi -. Ogni arbitro dopo una partita si rivede ed analizza gli errori, cercando di capirne le cause per non commetterli nuovamente. Un buon arbitro moderno è quello che riesce a superare un errore, specialmente all'inizio di una partita per poterla proseguire serenamente”. Sulla stessa linea anche Paolo Valeri. “Bisogna avere la capacità di essere impermeabili e riuscire a mettere l'errore alle spalle per andare avanti – ha detto -. Il merito di un bravo arbitro è quello di sbagliare poco e dirigere in maniera equa. Noi scendiamo sul terreno di giuoco per arbitrare, fischiando quello che vediamo senza distinzioni tra un calciatore e l'altro”. “Lo stress post partita lo si gestisce con la ricerca dei motivi per cui siano stati commessi errori, per fare in modo che non si ripetano in futuro – ha concluso Banti -. La famiglia ha poi un ruolo fondamentale perché ci riporta alla quotidianità ridando valore alle cose importanti”.
Soddisfazione per la riuscita dell'incontro è stata espressa dai rappresentanti dell'Ordine dei Giornalisti, che hanno anche auspicato una replica nel prossimo futuro a Milano. "È un motivo di orgoglio per l'Ordine dei Giornalisti che l'AIA abbia scelto questo incontro per un'iniziativa di tale portata – ha commentato Guido D'Ubaldo, Consigliere Nazionale dell'ODG -. Il confronto tra arbitri e giornalisti rappresenta un'occasione importante per crescere insieme”.
Al termine tutti i relatori sono stati intervistati dalle numerose testate giornalistiche intervenute (giornali, tv, radio e web).

Nelle fotografie alcuni momenti della giornata con i vari interventi.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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