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L’acrostico di Paolo Valeri

Luca Marcuzzi - 20/02/2017, 19:00

Sezione di Udine
Il Presidente Enzo Piva è lieto di ospitare all’interno della sua Sezione l’arbitro internazionale Paolo Valeri di Roma 2. L’arbitro nazionale in visita alla Gino Nais lunedì 06 febbraio, sceglie un acrostico per trasmettere la sua passione per l’arbitraggio. L’acrostico è un componimento poetico in cui le lettere di ciascun verso formano un nome o una frase; sarà proprio la parola ARBITRO a scandire i tempi della sua riunione tecnica suggerendoci ad ogni lettera una caratteristica che rende tale un arbitro.
A come Autorevolezza. Da non intendersi come autorità. L’arbitro autorevole non si impone, ma si fa accettare; i calciatori hanno stima di lui perché vedono il suo impegno. Gli strumenti a disposizione degli arbitri non sono solamente i cartellini, ma anche il richiamo e il costante lavoro sulla personalità che ognuno per natura possiede.
R come Rigorosità. È la parola sulla quale l’arbitro romano si sofferma di più. L’arbitro deve essere rigoroso in diversi aspetti del suo sport: frequentare la sezione e nel chiedere consigli agli arbitri più esperti; allenarsi costantemente per coprire almeno la stessa distanza che coprono i calciatori che si arbitrano; avere uno stile di vita, a partire dall’alimentazione, congruo per svolgere questa attività; organizzare la trasferta e preparare l’incontro con dovizia di particolari per non lasciare nulla al caso; studiare il regolamento perché nel mondo del calcio gli arbitri sono gli unici a conoscerlo a 360 gradi.
B come Bravura. Un arbitro non nasce bravo. Non nasce pronto ad arbitrare con la sestina e gli addizionali. Inizia arbitrando da solo in un campetto di periferia e, nel corso della sua carriera, si allena per diventare sempre più bravo adattandosi all’ambiente che lo circonda.
I come Impermeabilità. Il mondo calcistico è abituato a pretendere un arbitro che non commette errori, dimenticandosi che alla fine di tutto anche i fischietti sono esseri umani. Gli arbitri hanno fatto errori, fanno errori e ne faranno in futuro perché l’infallibilità è aspetto ontologico dell’uomo. L’arbitro dovrà quindi porsi come obiettivo a lungo termine quello di accettare i propri errori e lavorare per ridurli. Eliminarli del tutto sarebbe utopia.
T e R come Tempestività e Rapidità. L’arbitraggio è l’unico sport che allena giovani menti a prendere decisioni giuste all’interno di un contesto difficile in pochi attimi di secondo. L’impulsività e la rapidità nel decidere diventano non solo elementi su cui valutare la propria prestazione, ma cartine di tornasole per essere accettati dai calciatori.
O come Orgoglio. L’acrostico si chiude in bellezza ricordando a tutti che essere arbitri è motivo di orgoglio, non tanto per i traguardi che si raggiungeranno, ma per la cultura del rispetto delle regole e del prossimo che eticamente vengono diffusi ogni weekend.
La riunione si chiude con la Sezione udinese che ringrazia di cuore Paolo Valeri non solo per la riunione, ma anche per aver dato la sua disponibilità a sostenere assieme ai ragazzi friulani un allenamento pomeridiano dispensando consigli e condividendo le sue esperienze. L’arbitro internazionale ringrazia a sua volta il Presidente Piva, perché non si aspettava un gruppo così numeroso di associati presenti sia all’allenamento pomeridiano, sia alla riunione tecnica obbligatoria. La Sezione di Udine può dirsi orgogliosa di questa giornata.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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