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Marco Ivaldi, la tecnologia e il lavoro in team

Rossella Daidone - 06/03/2017, 11:08

Sezione di Palermo
Diversi gli argomenti che Ivaldi ha trattato, dall’evoluzione della figura dell’arbitro negli ultimi decenni, all’importanza della tecnologia, per concludere poi con una parte tecnica molto interessante sul fuorigioco. «Sbagliate ma con decisione», afferma il nostro ospite, precisando che la personalità è senza dubbio il primo fattore che da sempre contraddistingue l’arbitro. Infatti negli anni ha compiuto la sua evoluzione, spiega Marco Ivaldi, così arriva l’arbitro atleta: ed ecco che ci ricorda di come sia importante la preparazione atletica nella prestazione di un arbitro. Termina il primo punto del suo programma della serata ricordando l’arrivo della donna nel mondo dell’arbitraggio intorno agli anni ’90. La sua evoluzione non termina qui, non di poco conto fu infatti l’utilizzo della tecnologia applicata sul campo.
“Nessun uomo è un’isola” scriveva John Donne e, oggi più che mai, è fondamentale la collaborazione tra le varie componenti del team arbitrale. Nicola Rizzoli, afferma Ivaldi, è l’arbitro più moderno, capace di far funzionare un team di sei persone come una vera squadra! Le telecamere non sono migliori di noi, riescono a cogliere più situazioni perché offrono più punti di vista. Proprio a partire da questo principio, il nostro ospite, ha mostrato con diversi video come i giornalisti, con l’aiuto delle immagini e dei replay, spesso non siano in grado di dare la giusta interpretazione. «La tecnologia ci è amica, rivedersi è uno dei modi migliori per perfezionarsi, ma tenendo sempre a mente che in campo siamo noi a fare la differenza».
Prima di concludere, Ivaldi, ricorda insieme a noi alcuni momenti della sua carriera trasmettendoci utili consigli. Ci insegna di quanto sia importante per l’arbitro la cortesia, ricordando un episodio del suo esordio in Terza Categoria, in cui l’essere cortese si è rivelato un ottimo atteggiamento da tenere. Inoltre, ci insegna a non farci mai sorprendere dal sorprendente, di quanto sia fondamentale preparare una gara e prevedere l’inaspettato, parlando delle sue sensazioni provate quando andava in campo con Collina: «Andare in campo con Pierluigi era una sicurezza, niente di brutto poteva accadere. Per lui quando iniziava la gara era la parte più facile».
La serata si conclude con le interessanti domande poste dagli intervenuti al nostro illustre ospite, il quale, dopo aver risposto, citava una celebre frase dello scrittore argentino J.L. Borges: «Ogni volta che un bambino per la strada prende a calci qualcosa, ricomincia la storia del Calcio», meritandosi uno scrosciante applauso per averci regalato una riunione dall’indiscusso valore tecnico e condiviso le sue esperienze e considerazioni personali.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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