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Mazzoleni: “l’arbitro deve sapersi emozionare”

Antonio Ranalli - 07/03/2017, 13:56

Sezione di Roma1
“Non bisogna aver paura dell’errore: chi è chiamato a decidere può e deve poter sbagliare. L’arbitro deve sapersi emozionare”. Parola dell’arbitro della CAN A, Paolo Silvio Mazzoleni, che lunedì 20 febbraio è stato ospite della sezione di Roma 1 “Generoso Dattilo”. Ad accoglierlo il pubblico delle grandi occasioni, a partire dal presidente Roberto Bonardo, che ha fatto gli onori di casa, e tutti gli arbitri nazionali di Roma 1, come i colleghi di Serie A, Daniele Doveri e Alfonso Marrazzo, i CAN B Federico La Penna e Valerio Marini, e il presidente del CRA Lazio, Luca Palanca.
Nel ricordare alcuni degli arbitri che hanno fatto grande la sua sezione di provenienza, quella di Bergamo, Mazzoleni ha ricordato l’importanza per i giovani arbitri di avere figure di riferimento cui “rubare” segreti da sfruttare in campo. E ha ricordato l’importanza della sezione per gli arbitri, unico luogo in cui ci si può confrontare ed essere compresi, soprattutto nei momenti più difficili.
L’arbitro della CAN A ha poi accennato ai suoi esordi, che sono avvenuti in un'altra disciplina sportiva, la pallacanestro. “Non ho mai giocato a calcio”, ha detto, “e ancora oggi seguo molto volentieri una squadra di basket di Bologna. E’ uno sport che per praticarlo bisogna conoscere bene le regole. Nel calcio invece sono tutti calciofili e commissari tecnici, ma nessuno conosce le regole. In Serie A mi è capitato, anche in questa stagione, di dover spiegare ai giocatori le cose basilari: come per esempio il pallone che, su calcio di rinvio, è in gioco quando esce dall’area”. A differenza dei calciatori, che anche in giovane età possono bruciare le tappe e ritrovarsi subito in Serie, nell’arbitraggio c’è un contesto differente. “Un arbitro va costruito stagione dopo stagione”, ha proseguito, “La carriera è una corsa a tappe. Inoltre, i complimenti possono essere i momenti più pericolosi se non si ha la testa sulle spalle”.
Mazzoleni ha poi tracciato un profilo dell’arbitro moderno. “E’ sparita la vecchia immagine del direttore di gara alla Concetto Lo Bello. Oggi ai ragazzi viene subito detto che per essere arbitri bisogna essere allenati. Poi bisogna studiare sempre bene il regolamento, avere cura dell’alimentazione e curare gli svaghi. Inoltre, bisogna sempre aggiornarsi guardando partite di calcio e avere conoscenza, quando possibile, del contesto. La vostra vittoria è essere consapevoli di aver dato tutto”.
In chiusura, prima di rispondere alle domande di alcuni associati, Mazzoleni ha ricordato che “l’arbitro deve rispondere solo a due cose: al proprio Organo Tecnico e alla propria coscienza”.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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