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Le tre “C” di Marco Guida

Cristiano Carriero - 07/03/2017, 17:14

Sezione di Jesi
Concentrazione, coraggio e… fortuna. Queste per Marco le tre “C” fondamentali (fortuna è ovviamente un eufemismo) per arrivare ad altissimi livelli nell’arbitraggio. Se lo dice uno che è arrivato ad essere un internazionale, c’è da credergli. Anche perché non si sarà mai fortunati senza coraggio, e senza la concentrazione necessaria. Marco Guida è stato ospite della sezione di Jesi, per la consueta visita di un membro della CAN voluta dal Presidente nazionale Nicchi, giovedì 2 marzo. Prima ha partecipato alla sessione di allenamento al campo sportivo Cardinaletti, apprezzando le qualità atletiche degli arbitri jesini “Ho fatto bene a non mettermi pantaloncini e scarpe – ha detto durante la riunione tecnica – sono sicuro che molti di questi ragazzi mi avrebbero costretto ad inseguirli!”, poi ha tenuto una bellissima riunione tecnica, durante la quale ha spiegato da dove nascono gli errori. E quasi sempre nascono da cali di concentrazione. Con grande umiltà Marco ha preferito non parlare degli errori dei suoi colleghi, ma si è messo in gioco mostrando dei filmati nei quali era stato lui a sbagliare. “Il mio consiglio è quello di dividere la partita in tanti blocchi da 5 minuti. Questo è il modo migliore per tenere sempre altissimo il livello di concentrazione”. Il coraggio è invece quello di chi non ha paura di prendersi delle responsabilità. “Quando siamo in campo noi siamo gli arbitri. Gli altri ci possono aiutare, se chiamati in causa, ma il fischietto ce l’abbiamo noi”. E infine la fortuna, la terza c, quella che è più che altro un atto di grande umiltà: “Durante il mio cammino arbitrale, ho conosciuto tantissimi ragazzi validi quanto me. In serie D, in Lega Pro, ma a volte si tratta anche di fortuna”. E di umiltà, aggiungiamo noi. Perché non esiste la fortuna se non la vai a cercare, se non ti alleni con costanza e se non studi il regolamento, formandoti in continuazione. Con queste parole, il Presidente della Sezione di Jesi Riccardo Piccioni, ha voluto congedare l’ospite, con un omaggio che ormai è diventato tradizione: un pallone firmato da tutti gli associati. Ma la serata è proseguita a cena, con foto, sorrisi, e scambi di opinioni sul regolamento.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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