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La lezione di Stella: sapersi adattare al cambiamento

Valerio Villano Barbato - 13/03/2017, 14:25

Sezione di Messina
Per la riunione tecnica obbligatoria del mese di febbraio la Sezione “Salvatore Rizzo” di Messina decide di trasformarsi per un paio d’ore in una grande aula scolastica: allievi di ogni genere e grado da una parte, un docente di primissimo ordine dall’altra. È Luigi Stella, componente CAI alla seconda visita in riva allo Stretto, il graditissimo “prof” per questa serata indirizzata alla crescita formativa non solo degli arbitri ma anche e soprattutto degli osservatori, categoria sempre più fondamentale all’interno degli ingranaggi AIA. Si parte subito con una serie di grafici illustrati dal dirigente lucano, ma piemontese d’adozione, volti a spiegare l’andamento di alcuni direttori di gara transitati al suo Organo Tecnico: dal temuto 8.30 fino all’agognato 8.60. Com’è possibile una tale altalena di emozioni? Un rendimento diametralmente opposto può essere figlio di valutazioni differenti per analoghe situazioni di gioco; chiaro il messaggio per i tanti fischietti presenti: l’errore fa parte del gioco, non compromette la possibilità di riuscita, fino all’ultimo giro di giostra è tutto possibile. D’altro canto, uno stimolo per i colleghi osservatori, ricordando che il corretto processo formativo può avverarsi solo con la coerente valutazione delle due componenti giudicanti: organo tecnico e osservatore appunto.
Dopo una prima parte più tecnica è il momento del film. Un simpatico trailer con protagonisti alcuni direttori di gara nel momento del colloquio post-gara va in onda sullo schermo del nostro salone.
Si torna subito seri quando il prof. Stella passa tra i banchi, spostando il focus del discorso sui giovani dell’ultimo Corso: qualche consiglio per loro, con la consapevolezza che alla prima partita l’unica preoccupazione sarà quella di fischiare, ogni cosa.
Prima dei saluti c’è spazio anche per una interessante pillola filosofica. Alzi la mano chi durante una riunione tecnica ha mai sentito parlare di rane, bollite per giunta. Bene, quale modo per concludere degnamente una lectio se non impreziosirla con un “plus” che solo i fuoriclasse possono dare: la sindrome della rana bollita venne enunciata per la prima volta da Noam Chomsky, noto linguista americano, per spiegare la reazione ai cambiamenti. In un ambiente come il nostro dove il termine resilienza è ormai stato sdoganato il buon Stella ci parla di questo simpatico animale immerso in una pentola d’acqua fredda, che man mano va riscaldandosi fino a raggiungere l’ebollizione. La rana, che dapprima crede di trovarsi in una condizione piacevole, è incapace di fuggire quando l’acqua bollente la porterà inevitabilmente alla morte. In una stagione come quella ormai agli sgoccioli travolta dalla rivoluzione apportata dalla Circolare 1, e più in generale in un mondo come quello arbitrale continuamente soggetto al mutamento del gioco, è fondamentale per i direttori di gara, oltre che per il resto dell’istituzione arbitrale, sapersi adattare al cambiamento, saperlo anticipare, proprio come in campo è necessario saper anticipare e prevedere ogni possibile situazione pericolosa.
Anni fa in una scuola vi era un cartellone che recitava: “I migliori maestri sono quelli che si offrono come ponti verso la conoscenza e invitano i loro studenti a servirsi di loro per la traversata”; siamo sicuri che i ragazzi transitati alla categoria cuscinetto, dopo aver incontrato un maestro di tale spessore non avranno problemi a proseguire nel loro viaggio!

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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