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Aureliano: «Perseveranza come chiave del successo»

Dario Acquafredda - 14/03/2017, 11:36

Sezione di Molfetta
«Siate perseveranti, non mollate e anche quando non avete le forze, trovatele ed abbiate il coraggio di avere pazienza». Ha concluso così Gianluca Aureliano, il suo intervento in occasione della visita alla Sezione 'Paolo Poli' di Molfetta, lo scorso mercoledì 8 marzo.
Perchè iniziare dalla fine? Perché ogni fine può essere un inizio, e perché ogni inizio può essere la fine. Il destino delle cose è celato nella propria origine, è vero, ma siamo noi gli artefici del nostro destino e spetta a noi decidere come scriverlo. Gianluca Aureliano si è presentato con lo spirito dell'Arbitro con la A maiuscola, con la retorica e con gli argomenti di chi sa di poter insegnare qualcosa, ma anche con l'umiltà dell'arbitro che riconosce i propri errori e che al loro interno, costruisce il suo futuro.
Un film, ecco come è stato definito dai ragazzi più giovani. Un film durato lo spazio di una riunione tecnica, che alternava concetti teorici a episodi tecnici. Un film perché al termine tutto si è riconciliato, tutto si è riunito nella figura di un arbitro che con estrema razionalità si è giudicato, analizzato, studiato per poi scendere dal piedistallo e ripartire come un grande arbitro.
«Il coraggio di avere un destino è farsene carico, capirlo, comprenderlo e costruirlo non in un istante, ma nell'arco delle stagioni. – afferma Aureliano – Perché è chiaro che un palazzo si costruisce dalla prima pietra fino all'ultima, così come è evidente che il grande arbitro si costruisca dalle piccole cose, come ad esempio può essere la puntualità agli allenamenti. Altrimenti il palazzo, così come il grande arbitro, non esisterebbero». Sono state queste le parole con cui Gianluca Aureliano ha anticipato uno dei momenti più bui della sua carriera, in cui l'arbitro che analizzava saliva sul piedistallo, con una brutta presunzione (diversa dalla sana presunzione) arbitrando in una maniera poco simile al vero arbitro che era in campo.
«Ricordate, gli unici freni che costruiamo alla nostra vita e alla nostra carriera, li costruiamo noi stessi. Quando ci approcciamo ad una gara dobbiamo provare un sentimento di attesa e non di aspettativa perché l'aspettativa cela la paura, l'attesta manifesta il coraggio, e la pazienza di attendere». Parole seguite da un ennesimo momento buio della carriera di Gianluca Aureliano, in cui l'arbitro non è ancora riuscito ad analizzarsi in completa libertà.
E poi, come un film, come nel finale di un libro, come nel finale di una canzone, come nel finale della serata di Gianluca Aureliano, l'arbitro riparte, perché è libero dalla brutta presunzione che lo ha fermato e lo ha reso umanamente impotente. «Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale. La chiave del successo è la perseveranza».
Dopo una lunga scia di applausi, il Presidente Antonio De Leo ha preso la parola ribadendo come i concetti espressi dal collega della Sezione di Bologna siano stati di rara bellezza e abbiano dimostrato che l'arbitro umile ha un futuro, a discapito di chi pecca di cattiva presunzione. «In bocca al lupo Gianluca, e ricorda sempre che Molfetta sarà sempre lieta di ospitarti»; queste le parole con cui il Presidente Antonio De Leo ha sciolto la riunione, cui è seguito un momento conviviale con il collega Gianluca Aureliano.

In copertina, uno scatto della platea durante la riunione.
In gallery, alcuni momento dell'evento.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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