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Claudio Gavillucci: "Saper essere arbitro"

Marco Anaclerio - 30/03/2017, 11:15

Sezione di Trieste
Qual è la differenza tra un arbitro dell’organo tecnico sezionale e un arbitro appartenente alla CAN A? È questo il tema che Claudio Gavillucci, attualmente in forza alla CAN A, ha presentato e discusso nel corso della riunione tecnica obbligatoria alla Sezione di Trieste, di cui è stato graditissimo ospite.
Claudio ha esordito con l'affermazione che oggi, grazie anche ai nuovi mezzi di diffusione della tecnica arbitrale messici a disposizione dal Settore Tecnico, la preparazione media dei fischietti italiani è considerata molto buona, molti sanno fare gli arbitri, ma pochi hanno "imparato ad essere arbitri".
Infatti, se ormai in ogni Organo Tecnico il regolamento è ben conosciuto e in generale c’è un buon livello di preparazione atletica, ciò che differenzia maggiormente gli arbitri delle massime categorie da quelli delle categorie inferiori è l’intelligenza emotiva, ovvero la capacità di comprendere, controllare e dominare sia le proprie emozioni che quelle degli altri attori in campo, e che ha bisogno anch’essa di allenamento e preparazione. L’esempio di come ciascun arbitro sia unico e abbia una propria capacità di controllare le emozioni, emerge chiaramente nel rapporto con i calciatori.
Con l'ausilio di alcuni filmati, Claudio ha portato all'attenzione della platea la gestione di alcune mass confrontation, analizzandole in dettaglio. Comprendere quali emozioni attraversano i calciatori nei diversi momenti della partita, risulta fondamentale per l'arbitro. Per dirigere in modo positivo ed efficace una gara, altrettanto importante sono l'atteggiamento (inteso anche come espressione del viso) e la scelta dei tempi per i propri interventi. Ad esempio, aspettare che un calciatore che ha appena subito una rete e sta protestando finisca di sfogarsi prima di ammonirlo, può risultare più produttivo che comminare l’ammonizione immediatamente. Claudio ha anche dato alcuni suggerimenti su come controllare e padroneggiare i momenti di stress più acuti per l'arbitro. In questi casi il fermarsi e respirare profondamente aiuta moltissimo a recuperare centralità e controllo di se stessi.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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