Associazione Italiana Arbitri

100 anni: 1911-2011

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Una serata tecnica con visione di filmati e confronto

Luca Marcuzzi - 10/04/2017, 13:00

Sezione di Udine
La visita del Settore Tecnico non è una riunione qualsiasi, ma può essere definita la cartina di tornasole di uno dei due pilastri dell’arbitraggio. Com’è ai più noto, il nostro sport si fonda sul pilastro della preparazione atletica – imprescindibile punto di partenza in uno sport che ci vede atleti fra gli atleti – e su quello della conoscenza e dell’applicazione del Regolamento.
Spesso il mondo calcistico richiede a gran voce all'Associazione uniformità. Dal punto di vista atletico, questa richiesta è facile da soddisfare: tutti gli arbitri sono sottoposti al medesimo test atletico e devono raggiungere un determinato risultato per poter arbitrare in una specifica categoria.
Dal punto di vista dell’applicazione delle regole, la richiesta è legittima, ma più difficile da raggiungere in quanto l’uniformità non può cadere dal cielo e non si può acquistare. In altre parole, la personalità dell’arbitro (nel senso ontologico del termine) e il fatto che quest’ultimo si troverà a giudicare delle situazioni empiriche che sono e saranno sempre diverse fra di loro, complicano non di poco la pretesa di uniformità. Ma non per questo l’Associazione Italiana Arbitri si è rassegnata. Tutt’altro. Ed è qui che entra in gioco il Settore Tecnico con indicazioni chiare e vincolanti, partendo da episodi realmente accaduti sui campi di calcio.
Dopo questa introduzione assume un senso più completo la visita di Luca Cavanna della Sezione di Pordenone e di Gilberto Piva, che giocava in casa. La riunione, aperta dal Presidente Enzo Piva, è stata strutturata sulla visione di dieci filmati alla fine dei quali ogni associato avrebbe dovuto decidere il provvedimento tecnico e disciplinare da prendere. Alla fine ne è nato un confronto costruttivo e utile su tre aspetti: ripassare il Regolamento sulle novità introdotte dalla Circolare n. 1 di quest’anno, ricercare un linguaggio tecnico e specifico che sia adeguato a descrivere la condotta di gioco visionata, ricevere dal Settore Tecnico la soluzione al caso concreto ed uniformarsi ad essa.
Giovani associati e arbitri regionali si sono confrontati dai provvedimenti disciplinari in caso di DOGSO alla punibilità del fuorigioco: ogni associato presente in sala, oltre a compilare su un foglio la propria decisione a caldo, rendeva nota alla platea la sua decisione esibendo il cartellino giallo o rosso. Grazie alle riflessioni e alle domande di Luca Cavanna, che si è trovato da subito a suo agio all’interno della Sezione udinese, veniva poi svelata la soluzione del Settore Tecnico.
La riunione si è conclusa con Gilberto Piva, fratello del presidente sezionale e Mentor del Friuli Venezia Giulia per il Calcio a 5, il quale ha analizzato alcuni aspetti tecnici e fornito spunti di crescita a partire da qualche episodio accaduto nelle palestre del Friuli Venezia Giulia.
Raggiungere un livello assoluto di uniformità è di fatto impossibile: le sensazioni che si provano di fronte ad un episodio dubbio su un terreno di giuoco non si possono codificare e l’umanità delle persone non è un aspetto isolabile che si può isolare, ma grazie a questi incontri del Settore Tecnico il regolamento viene calato nel concreto e non rimane qualcosa di interpretabile con infinita libertà.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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