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Gavillucci: l’arbitro e le sue emozioni

Alberto Catastini - 27/04/2017, 17:47

Sezione di Pisa
Ospite alla riunione di Mercoledì 26 Aprile è stato l’arbitro di Serie A Claudio Gavillucci di Latina. La platea accorsa per l’occasione ha potuto apprezzare l’intervento di alto profilo di Claudio; egli infatti ha scelto di non affrontare argomenti di tecnica, allenamento, regolamento, ma di approfondire qualcosa di cui spesso non si parla, ma è ciò che fa la differenza tra un arbitro normale ed uno di èlite: la sfera emozionale e psicologica, il saper essere arbitro. Claudio ha spiegato che tutti sappiamo che sapere significa conoscere il regolamento, e che saper fare è applicarlo nel modo corretto, ma pochi sanno cosa significa saper essere arbitro, ovvero come lo si fa, come si mette in pratica il sapere e saper fare l’arbitro. E per saper fare l’arbitro è necessario saper usare l’intelligenza emotiva in campo, mandare a braccetto testa e cuore, riuscire a gestire situazioni con la testa e con il cuore contemporaneamente, auto-motivarsi, rendersi conto coscientemente di cosa ci accade intorno, saper riconoscere le mie emozioni e quelle di coloro che ci circondano e saperle domare. In base alle situazioni che vengono proposte in campo, si alternano le emozioni: le emozioni dei calciatori si riconoscono attraverso la voce con la sua intensità e volume, le espressioni del viso, lo sguardo, e tutto il linguaggio non verbale; se accade un infortunio grave ad un calciatore durante una gara, ci saranno emozioni di paura e dopo l’evento l’arbitro dovrà porre più attenzione agli scontri aerei perché i calciatori ne saranno più sensibili, modificando l’approccio alla gara; ad una emozione di sconforto che pervade i calciatori deve seguire un atteggiamento dell’arbitro diverso da quello che aveva adottato precedentemente; a seguito di un evento di rabbia da parte di un calciatore non deve seguirne uno da parte dell’arbitro perché avverrebbe uno scontro; dei momenti di gioia dei calciatori l’arbitro può approfittarne per fare un richiamo perché sarà sicuramente ascoltato. Le stesse emozioni sono proprie anche dell’arbitro ed i calciatori sono intelligenti nel riconoscerle come nessun altro è capace di farlo. Importante quindi diventa saper riconoscere quando il tono della nostra voce, la nostra gestualità stanno cambiando. La difficoltà dell’arbitro nella gestione delle emozioni è quella di relazionarsi con i calciatori e con il contesto, capire cosa accade dentro se stesso, come se stesso può influenzare l’ambiente e come l’ambiente può influenzare l’arbitro; tutto questo per non subire e assorbire l’umore ed i ritmi che gara e protagonisti impongono in campo, gestendo gli umori degli altri con freddezza e distaccamento emotivo. Claudio ha poi concluso il suo intervento, da tutti pienamente apprezzato di altissimo spessore ed incentrato sull’argomento probabilmente più difficile da trattare, citando Daniel Goleman che disse “le emozioni quando sfuggono al controllo possono rendere stupide le persone intelligenti”.

Nelle foto alcuni momenti della serata

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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