Associazione Italiana Arbitri

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Gervasoni: "Ecco le doti del grande arbitro"

Antonio Bissolo - 24/12/2017, 19:00

Sezione di Legnago
La Sezione di Legnago ha avuto l'onore di ospitare il Responsabile della CAI Andrea Gervasoni, già arbitro della CAN A, nonché Componente della CAN D nella scorsa Stagione Sportiva. L'importanza dell'ospite è stata fin da subito sottolineata dal Presidente Gianluca Cavallaro che, nel porgere i saluti di rito, ha ringraziato per la presenza il Presidente regionale Dino Tommasi, accompagnato dal Componente Giacomo Piccoli, e i numerosi arbitri CAI veneti accorsi per l'occasione.
Serata subito presa in mano da Andrea Gervasoni che ha proposto in partenza due video che hanno voluto riassumere l'essenza dell'arbitro e di un professionista: il primo tratto da una conferenza di Julio Velasco, nel quale il famoso allenatore ricordava che un grande atleta non ricerca alibi o false scuse ma invece tenta di "risolvere" i problemi che possono porsi nel corso di una gara. Altro fattore sottolineato dal video è stato l'essere preparati e ordinati mentalmente per avere una sorta di piccolo "database" pronto all'uso per risolvere tali situazioni complicate. Questo può diventare davvero importante per la prestazione in quanto l'arbitro "prova la partita durante la partita" e perciò una buona preparazione all'evento può aiutare a migliorarsi.
Il secondo video visto prendeva spunto da una serie di gare di Bolt, nelle quali il noto campione giamaicano riusciva a sollevarsi dagli errori commessi nelle gare precedenti e surclassare gli avversari. In altre parole: "essere in grado di superare con caparbietà i momenti difficili che nel corso di una carriera inevitabilmente si devono affrontare".
Superata questa fase introduttiva l'incontro è proseguito con la visione di filmati di gare delle massime serie nazionali utilizzati per dare spunti efficaci agli associati. Fra questi i più significativi per approfondire il mantenimento di un equilibrio e una coerenza disciplinare aiuta a gestire la gara e ad essere accettato dai giocatori come il tutore del regolamento; la concentrazione sempre attiva per tutto l'arco della gara senza sentirsi mai appagati perché il "pericolo è dietro l'angolo"; affidarsi al proprio istinto e "decidere di pancia" evitando di farsi prendere da timori o dubbi; conoscere e capire il giuoco del calcio, gli schemi, i movimenti dei giocatori, imparare qualche nozione tattica è senza dubbio di grande ausilio per uscire da situazioni complesse o intricate.
Tutto questo è emerso grazie ad uno stile dialogico e sereno, alimentato dal dibattito e da una positiva partecipazione degli arbitri più giovani che hanno avuto la grande occasione di conoscere e confrontarsi con uno dei massimi esponenti dell'Associazione. Ancora una volta si è avuto modo di respirare il clima di famiglia che caratterizza l'AIA ai livelli più periferici, le Sezioni dove si prova a dare un primo imprinting ai ragazzi che si affacciano per le prime volte al mondo dell'arbitraggio.

(foto di Marco Furlan)

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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