Associazione Italiana Arbitri

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Rivista l'Arbitro. In distribuzione il nuovo numero

Marcello Nicchi - 25/05/2018, 10:55

L'EDITORIALE DEL PRESIDENTE DELL'AIA
Sbagliato minare la nostra terzietà


Minare l'indipendenza e la terzietà della classe arbitrale potrebbe significare l'inizio di una nuova Calciopoli, scenari nefasti di un passato ancora da dimenticare. L’ho detto a più riprese nelle ultime settimane e lo ripeto con forza, Calciopoli nacque perché c'era gente che metteva bocca in cose che non gli competevano.
Ed è per questo che dobbiamo tutelare, in tutti i modi, la terzietà e l’indipendenza dell’Associazione, esigenza che passa anche dalla rappresentanza in Consiglio Federale e nell’Assemblea Generale.

L'ultimo turno di campionato ha confermato ancora una volta il grande spessore tecnico dei nostri arbitri, il fiore all'occhiello di una federazione che al momento non esiste, ma che stiamo cercando di ricostruire.


Mentre ci sono un'infinità di problemi da risolvere - dalla violenza ai budget, ai rimborsi chilometrici fermi a 20 anni fa - qualcuno si preoccupa del 2% della nostra rappresentanza. Diritto di voto che è stato attribuito agli arbitri, nel 2004, dalla 'legge Melandri'.


La Delibera del CONI, che ovviamente abbiamo impugnato, non solo è una decisione "contro l'Aia", ma è anche "antidemocratica, perché elimina un diritto di voto acquisito e meritocraticamente riconosciuto. E' contraria alla legge ordinaria dello Stato, vedi la Melandri, agli statuti del Coni e della Figc, dove si prevede che la democrazia interna ci sia. Dicono: ma negli ordinamenti di Fifa e Uefa la presenza degli ufficiali di gara non è espressamente prevista. Ma nemmeno espressamente vietata. Appare anacronistico che il Coni, la casa madre dei dilettanti, voglia togliere il voto a 34mila di loro per darlo ai professionisti.


Se l’obiettivo è indebolire il peso “politico” degli arbitri, questo significa minare la nostra partecipazione, indipendenza e terzietà. Mettere le mani sugli arbitri significherebbe che ognuno poi dice la sua: nel modo di designare, nella crescita, nell'organizzazione.
Noi siamo bravi perché siamo autonomi, trasparenti, tecnologici.


Faremo di tutto per esserlo ancora a lungo.

Scarica l'allegato: Rivista n. 1/2018

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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