Associazione Italiana Arbitri

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Dalla CAN C alla Sanix Cup di Fukuoka in Giappone

Cristian Zanzi * - 25/05/2005, 12:00

Una tarda sera di qualche settimana fa, il B747 della “Japan Air Lines” spiccò il volo da Malpensa alla volta dell’aeroporto internazionale Narita di Tokyo e con lui le mie fantasie cominciarono a prendere una forma reale; stavo per confrontarmi con una cultura estremamente diversa dalla nostra ed ero altresì conscio che ogni attimo dei dieci giorni che avrei trascorso in Giappone sarebbe rimasto indelebilmente impresso nella mia memoria per il resto della vita.
Quasi due mesi prima, avevo ricevuto la telefonata con la quale il Presidente Tullio Lanese ed il Commissario C.A.N./C. Maurizio Mattei mi informavano di essere stato scelto per rappresentare la categoria arbitrale italiana presso il “Sanix Cup” di Fukuoka in Giappone.
Accettai immediatamente, senza pensarci neppure un attimo, non potevo perdere una tale occasione; visitare un paese tanto lontano quanto affascinante ed infine avere l’onore di essere il “porta bandiera” dell’A.I.A. nel paese del Sol Levante.

Dopo quasi ventinove ore dalla mia partenza da Lugo atterrai a Fukuoka, un grosso centro situato nel sud del Giappone, il morale era alle stelle e l’adrenalina mi teneva sveglio e pronto a fare la conoscenza con gli organizzatore del torneo, che nel venirmi a prendere all’aeroporto mi diedero un’accoglienza festosa e molto calorosa, penso d’aver ricevuto almeno un centinaio d’inchini che naturalmente ho ricambiato uno ad uno con molto piacere.
All’arrivo al “Global Arena”, il centro sportivo dove ha avuto luogo il torneo, ebbi quasi l’impressione di trovarmi tra le mura di un elegante college Inglese, poi rimasi affascinato dalla cura con cui tutto era stato preparato, non c’era neppure un particolare fuori posto, ne una carta per terra, ne un marciapiede scheggiato. Una simpatica musichetta nipponica riecheggiava tra i vialetti della struttura, mentre decine di operai elegantemente vestiti, addirittura con i guanti bianchi, stavano terminando gli ultimi lavori prima dell’inizio del torneo: montando “stand” gastronomici, bancarelle per la distribuzione di gadgets, cartelloni dai quali poter seguire il rendiconto dei risultati ed infine curavano con precisione a dir poco maniacale lo stato dei quattro campi da giuoco utilizzati per il torneo.

Finalmente giunsi alla “Club House”, il cuore nevralgico di tutto il complesso, elegante e funzionale, all’interno della quale erano situate sale riunioni, bacheche piene di trofei, sale svago, l’enorme e rilassatissimo bagno turco, le camere dei vari dirigenti delle squadre straniere ed infine il mio appartamento molto confortevole ed attrezzato con ogni confort tecnologico.

La cerimonia d’apertura del torneo iniziò con la sfilata di tutte le squadre, compresa quella arbitrale, intervallata da uno sfavillante balletto acrobatico e dal giuramento dei capitani, dopo di che prese iniziò il “Sanix Cup”, un torneo internazionale Under 17 molto importante, organizzato in collaborazione con la “Japan Football Association” che annovera tra le squadre partecipanti le più importanti scuole calcistiche giapponesi, il Milan e quattro nazionali: Giappone, Cina, Australia e Korea.
Molte gare sono state riprese dalle televisioni nazionali e trasmesse in diretta, tra le quali la partita inaugurale tra Giappone ed Australia che ha visto circa mille spettatori occupare gli spalti del “Global Stadium” che purtroppo non ha registrato il tutto esaurito solamente per l’inclemenza del tempo rigido e piovoso.
Le sedici squadre sono state tutte ottimamente alloggiate all’interno del centro sportivo favorendone così la conoscenza tra i componenti e l’interscambio culturale soprattutto durante i vari momenti di svago e le serate passate in comune a giocare a ping-pong , oppure a scambiarsi esperienze o semplicemente maglie da giuoco.
Tutto l’ambiente era carico di euforia ed allegria, i numerosi spettatori, molti dei quali bambini accompagnati dai genitori, continuavano ininterrottamente a passare da un campo all’altro visitando gli stand gastronomici, le bancarelle dei gadgets ed a chiedere autografi o di poter scattare fotografie con i partecipanti al torneo, sembrava di trovarsi in un carnevale multicolore dove ad ogni incontro c’era l’occasione di scambiarsi un saluto in inglese, giapponese, oppure ciascuno nella propria lingua, ma comunque rigorosamente accompagnato da un inchino!

Alle sette del mattino del 23 marzo, partecipai al briefing con gli altri arbitri ed assistenti, tutti rigorosamente Giapponesi, durante il quale il designatore del torneo, un po’ in giapponese ed un po’ in inglese ha fatto le ultime raccomandazioni ed ha consegnato le gare che avremmo dovuto arbitrare nei due giorni seguenti.
Mi venne assegnata la gara “Ichiritsu Funabashi, contro Kagoscima Gitsugyo”, che ebbe luogo quello stesso giorno alle 12.30.
Incontrai il quarto uomo e gli assistenti circa un’ora prima della gara con i quali feci rapidamente amicizia ed ai quali lascia il compito di controllare i documenti, che essendo totalmente scritti in giapponese si presentavano alquanto ostici per me.
La gara fu combattuta e ben giocata da ambedue le squadre, alla fine riuscì a spuntarla il “Funabaschi” per una rete a zero grazie ad un’azione in contropiede; ma ciò che mi ha stupito è stata la correttezza ed il “Fair Play” mostrato in campo, non una protesta, non un fallo che non fosse frutto della casualità, il gioco a tratti è stato frenetico e di certo nessuno era sceso in campo con l’idea di perdere o di “tirare in dietro la gamba”, ma la correttezza ed il rispetto per l’avversario e del regolamento era ben chiaro che veniva prima di tutto.
Infine dopo il triplice fischio ci siamo nuovamente schierati a centro campo, con le due squadre in linea una di fronte all’altra che al mio fischio si sono salutate con un inchino ed a seguire hanno ripetuto il gesto verso la terna e l’opposta panchina; in quel momento mi è balenato un pensiero fugace ed una a esclamazione mi è uscita spontanea dalla bocca:” magari fosse così anche da noi!”.

Con i colleghi giapponesi è stato interessante potersi scambiare opinioni, approfondire interpretazioni regolamentari e confrontarsi durante le riunioni tecniche serali, tenute dal direttore della “scuola arbitrale di Tokyo “ (Referee College), Shin-Ichiro Obata, ex arbitro internazionale durante le quali si prendeva in esame una gara della giornata riguardandola alla moviola e studiandola approfonditamente sotto l’aspetto tecnico, comportamentale e disciplinare.
Anche in questo ho trovato un’atmosfera estremamente amichevole e cortese, tutti cercavano di parlare in inglese per aiutarmi a comprendere le loro discussioni e se proprio non ci riuscivano, terminato il dibattito, il direttore mi riassumeva velocemente il concetto e mi chiedeva l’opinione sull’argomento trattato.
Tutto l’ambiente arbitrale giapponese è stato estremamente amichevole ed anche chi non conosceva l’inglese cercava d’interagire con me venendo a presentarsi nella loro lingua, di certo in alcuni casi non è stato facile comprendersi, ma immediatamente mi sono ritrovato parte del gruppo, non importava di che nazionalità facessi parte, l’importante era che fossi un arbitro come loro!

Due giorni dopo sono stato designato per un’altra gara, che ha visto prevalere l’Higasci Fukuoka per 6 a 5 dopo i calci di rigore sul Seryo, al termine della gara mentre uscivo dal terreno di giuoco è avvenuto l’episodio più curioso e forse anche un po’ imbarazzante, i tifosi delle squadre mi sono venute in contro e disinteressandosi dei calciatori, mi chiesero l’autografo e di poter fare alcune fotografie con loro, rimasi sorpreso e divertito nell’accettare le loro richieste, ma ancora di più fece breccia nel mio cuore la lealtà sportiva , il fair-play e la correttezza non solo dei calciatori, ma soprattutto dei tifosi Giapponesi che sicuramente rispecchiano totalmente lo spirito olimpico di De Coubertin.

La mia magnifica esperienza ha vissuto il suo apice quando ho avuto la possibilità di visitare alcuni luoghi particolarmente storici e suggestivi, quali il punto dove il 9 agosto 1945 esplose la bomba atomica; ora dimora di un obelisco commemorativo che rievoca ancora oggi fortissime emozioni nel ricordo di quel nefasto evento.
Il centro di Fukuoka che fonde elementi architettonici futuristici a costruzioni tipicamente storiche ed infine uno dei templi Scintoisti più importanti del Giappone, dove si narra sia sceso in terra il Dio più potente della loro religione.
Insomma, in tutto il Giappone si respira un’aria mistica e magica, la natura convive parallelamente con costruzioni di rara bellezza ed intraprendenza tecnologica, ancora oggi ho in mente i colori , le linee, i sapori e gli odori che caratterizzano questi luoghi trasmettendo a chi guarda un’energia positiva e carica di forza ammaliatrice.
Grazie Giappone, che nonostante la tua frenetica laboriosità hai fatto della gentilezza e dell’ospitalità uno dei cardini della tua cultura e perché ho potuto apprendere dalla tua antica sapienza quale ricchezza spirituale si cela dietro al timido volto di ogni tuo abitante.

Finisco col ringraziare l’A.I.A. per l’enorme opportunità di arricchimento personale e professionale che mi ha offerto ed auguro a ciascun associato che possa prima o poi intraprendere un’avventura affascinante ed entusiasmante come la mia,
kouun wo ( 幸運を )..... Buona fortuna!

* Arbitro CAN C

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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