Associazione Italiana Arbitri

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Una terna tutta italiana per la Uefa Cup

Anna De Toni - Cristina Cini - Katia Senesi - 07/06/2005, 16:04

Questa volta la telefonata dell’Aia che preannunciava la designazione internazionale ha avuto un sapore del tutto particolare. Infatti, per la prima volta, una terna tutta italiana è stata chiamata a dirigere la finale di andata della maggiore competizione per squadre femminili di club, la Uefa Cup, il corrispettivo femminile della Coppa dei Campioni.
Ennesimo riconoscimento per il buon lavoro che l’Associazione compie giornalmente per rendere credibili ed affidabili tutti i suoi “arbitri da esportazione”.
Le squadre erano il Djurgarden/Alvsio, svedese, e le campionesse di Germania del Turbine Potsdam, rappresentanti delle due nazioni che da sempre si spartiscono il trofeo.
Anche lo stadio aveva qualcosa di magico, trattandosi dell’Olimpico di Stoccolma, gioiellino architettonico costruito in occasione dei Giochi del 1912.
Ad attenderci c’erano, rarissimo per le partite femminili, sia il delegato (la norvegese Nina Hedlund) che l’osservatore Uefa, lo scozzese George Brian Smith, già arbitro della fase finale di Italia ’90.
Sensazione particolare e decisamente nuova per noi è anche quella di incrociare, passeggiando per il centro di Stoccolma il giorno prima della gara, alcune decine di tifosi tedeschi in trasferta, con tanto di sciarpe e bandiere della loro squadra, gli stessi tifosi che hanno scandiranno tutti i 90 minuti con cori e tamburi.
Il pomeriggio della partita, lo stadio non è pieno, forse la diretta tv sul primo canale nazionale svedese, ha tenuto lontano qualcuno ma, in compenso, in tribuna ci osserva il Presidente dell’Uefa Lennart Johansson, il quale, a fine gara, ci ha trasmesso i suoi graditissimi complimenti.
Sulla partita non c’è moltissimo da dire: le tedesche, molto superiori, hanno espugnato lo Stockholms Stadium con due gol, uno per tempo, ipotecando così il trofeo che vinceranno, ripetendo il successo in casa, sette giorni dopo.
L’osservatore sembra davvero contento e si congratula con tutta la terna; a cena il clima è sorridente e rilassato, c’è voglia di scherzare e chiacchierare piacevolmente.
Al rientro siamo felici, soddisfatte e più rilassate, ci accompagna la speranza di avere fatto, nel nostro piccolo, una bella figura , per noi, e per l’Italia, che ci sentivamo di rappresentare in questa finale.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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