
Il 21 maggio scorso, in un’originale e suggestiva location, l’antica “Lavanderia a Vapore”, struttura che ha avuto un ruolo molto importante nella storia della città di Collegno, la locale sezione dell’Associazione Italiana Arbitri ha dato vita ad un Convegno sul rapporto tra il Calcio giovanile dilettantistico ed i fenomeni di violenza.
La realizzazione del Convegno è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione con l’Amministrazione Comunale che, nell’ambito di un’intesa con le numerose associazioni dell’interland collegnese, non lascia nulla di intentato per l’evoluzione socio-culturale del proprio territorio – siamo onorati che nella nostra Città venga ospitato il Convegno – commenta infatti il sindaco di Collegno, Silvana Accossato – un momento di approfondimento che sarà certo l’occasione per riflettere sui fenomeni di violenza nello sport e sul ruolo dell’arbitro, grazie al prezioso contributo dei molti esperti che vi partecipano.
Tutto ha avuto inizio da una dichiarazione del Presidente Nicchi – “l’Osservatorio sulla violenza è stata una buona idea! ora non è più tempo di osservare bensì di agire” – e il Presidente sezionale Gioacchino Annaloro ha preso la palla al balzo, accendendo la sua proverbiale indole appassionata con l’innesco di una macchina organizzativa tanto spettacolare quanto efficiente.
Il solido staff dirigenziale selezionato da Annaloro, composto dai fidati consiglieri e dai giovani collaboratori reclutati fra gli associati, porta a compimento un lavoro encomiabile oltre che per la valenza delle argomentazioni soprattutto per i dettagli curati nei minimi particolari.
Parterre di relatori da fare invidia ai più accreditati salotti televisivi – Antropologi e Docenti universitari (Chiara Galli), Avvocati esperti in diritto sportivo (Pierfilippo Capello), Sostituti Procuratori della Repubblica (Gianfranco Burdino e Vittorio Garino) e della Procura generale presso la Corte d’Appello di Torino, Giornalisti di testate sportive (Claudio Verretto di “Sprint&Sport”), Rappresentanti delle Forze dell’Ordine (Ten.Fabio Ibba) per l’Arma dei Carabinieri, non ultimo il “gotha” dell’Associazione Italiana Arbitri (Alfredo Trentalange e Gianmario Cuttica) che con il “number one” Marcello Nicchi hanno dato il massimo del valore aggiunto alla manifestazione; e ancora l’Assessore allo sport (Paolo Macagno), il Presidente della Consulta allo sport (Massimo Pianotti), “moderati” da Valentina Vivarelli arbitro effettivo della sezione di Collegno.
Il titolo del convegno è stato coniato con coerenza e discernimento; un binomio di antagonismo diventato ormai un vero tarlo in un ambito che nulla ha da spartire con l’identità sportiva.
L’evento era finalizzato ad evidenziare il persistere del fenomeno della violenza anche nel mondo calcistico giovanile/dilettantistico, nonché l’importanza del rispetto delle regole e di tutti i soggetti “in campo”, compreso l’arbitro: ovvero colui che ha l’onere e l’onore di garantire il corretto svolgimento delle gare – cercheremo di spiegare cosa e perché spinge un ragazzino a rischiare la propria incolumità su un campo di calcio ogni fine settimana – aggiunge il presidente Annaloro e ancora parafrasando un pensiero del presidente Nicchi – nella speranza di un futuro sportivo senza violenza, insegneremo ad amare gli arbitri per il servizio che essi espletano e senza il quale si giocherebbe un calcio incompleto.
Basta con la demagogia quindi e non più proclami ma solo dati di fatto risolutivi.
Questo si aspettano all’unanimità gli oltre trentamila arbitri in forza all’Associazione - il politichese non ci interessa e a maggior ragione quando si tratta di riportare la nostra incolumità a casa – ha dichiarato uno dei tantissimi giovani arbitri intervenuti al convegno; e ancora – se è vero che il termine di “giacchette nere” è diventato ormai anacronistico, è altrettanto anacronistico il doverci assoggettare sommessamente anche le aggressioni fisiche oltre agli insulti di routine per i quali siamo addestrati ad ignorarne la provenienza fuori dall’impianto di giuoco.
Dalla parte opposta alla platea, Marcello Nicchi (Presidente Nazionale AIA) è sempre stato irremovibile fin dal principio della propria elezione alla presidenza nazionale – il germe della violenza è insito nella natura umana, ma la ragione ne è l’efficace antidoto…basta parole; ora cominceremo ad agire: via gli arbitri da quei campi dove viene “coltivata” la violenza”!
Concorde sulla stessa linea anche Ermelindo Bacchetta (Presidente FIGC-LND Piemonte e V.A.) – gli atteggiamenti di violenza a livello di calcio giovanile e dilettantistico sono comunque conseguenti ad uno stato di sofferenza…ciò, comunque, non deve determinare alcuna forma di giustificazione né, tanto meno, di tolleranza, in quanto qualsiasi gesto di violenza deve essere circoscritto e sanzionato in modo chiaro e inequivocabile.
Emblematico “il saluto “ di Gianfranco Porqueddu (Vice presidente e Assessore allo Sport della Provincia di Torino) – nella convinzione che, nello sport come in tutte le altre attività umane, non si costruisce nulla di positivo senza il rispetto delle regole e senza la presenza di qualcuno che quelle regole le fa rispettare sul serio…il calcio italiano ha sempre saputo sviluppare anticorpi contro le degenerazioni che lo affliggono…vale più l’esempio positivo di un arbitro, di un tecnico, di un dirigente o di un giocatore che non mille prediche e mille lamenti sul dilagante declino morale.
Il giuoco del calcio di oggi non sempre è un giuoco in senso stretto e il percorso per la realizzazione di un sogno, la cui trasposizione nella realtà corrisponda a quella presente agli albori, alla sua vera quintessenza, è ancora lungo e oltremodo tortuoso.
Ogni semplice proclama seguito dal nulla di fatto sarà un tassello di responsabilità che risalirà a coloro i quali hanno speso parole senza azioni concrete, addossando colpe senza colpevoli in un deprecabile atteggiamento di “scarica barile” e nell’attesa di un decadimento ancora più profondo verso la soglia del non ritorno.