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Torneo "Sanix Cup" a Fukuoka in Giappone

Dino Tommasi - 26/04/2006, 11:00

E' con grande emozione che ricordo la telefonata del presidente Tullio Lanese e del
commissario Claudio Pieri che, a febbraio, mi informarono della loro
decisione di inviarmi in Giappone per arbitrare alcune gare del torneo
internazionale giovanile "Sanix Cup", riservato a squadre appartenenti
alla categoria under 18. Dopo un mese di gioiosa attesa, il 18 marzo un
volo della Japanese Air Lines mi portava a Tokyo e di lì a Fukuoka,
sede della manifestazione. Un meraviglioso centro sportivo denominato
"global arena", situato nel bel mezzo di una verdissima vallata,
ospitava le numerose squadre che si contendevano la corona di vincitore
di un torneo che molto assomiglia al nostro "Viareggio". Già il giorno
successivo all'arrivo tutti noi arbitri, venticinque giapponesi e una
decina proveniente da varie parti del mondo tra cui l'europa,
rappresentata dal sottoscritto e da un olandese, venivamo convocati per
un meeting dai dirigenti arbitrali locali che, con zelo e dedizione,
cercano di far crescere la giovane scuola dei fischietti autoctoni.
Questi incontri, che si ripetevano poi quotidianamente, servivano non
soltanto per la consegna delle designazioni, ma anche per lunghi
confronti tecnici che culminavano nella visione dei filmati delle gare,
trasmesse costantemente dalle televisioni nazionali. In questo clima di
fervida curiosità arbitrale percepivo una grande passione e un forte
desiderio da parte dei colleghi giapponesi di raggiungere un elevato
livello tecnico, tanto che a noi arbitri "stranieri" chiedevano con
dovizia di particolari ogni peculiarità del nostro modo di vivere e
pensare arbitrale. Il 21 marzo l'inizio delle gare dava il via ad una
settimana che mai potrò dimenticare. Il clima sportivo quasi olimpico
che aleggiava su tutta la "global arena", gremita di pubblico
appassionato, avvolgeva tutti noi, accompagnandoci durante le gare
nelle quali fair-play e rispetto reciproco regnavano sovrani. Si andava
al campo un'ora e mezza prima della gara e dopo una chiacchierata con i
colleghi assistenti e quarto uomo, sempre rigorosamente giapponesi, si
svolgeva il proprio incarico. Ricordo con piacere le tre gare
arbitrate. La prima tra Cina e Tokyo Verdy, terminata con
un'emozionante 3-3 e decisa ai rigori con la vittoria cinese. La
seconda tra Cina e Kagoshima Jitsugyo, conclusa con la sconfitta ai
rigori della Cina dopo un equilibrato 2-2... La terza... Non posso
dimenticare l'emozione quando, la sera prima della finale tra Ajax e
Tokyo Verdy, durante il consueto incontro con tutti i colleghi, il
presidente della commissione giapponese mi comunicò la mia designazione
per l'ultima gara. Emozione che presto si trasformò in soddisfazione,
orgoglio e senso di responsabilità nel sentirsi rappresentante della
scuola arbitrale italiana in un torneo così importante nel paese del
Sol Levante. IL 2-1 finale per il Tokyo Verdy dopo i tempi
supplementari sanciva la fine di un'esperienza che molto mi ha
arricchito non solo dal punto di vista tecnico-arbitrale ma anche
umano. Non posso infatti omettere dal racconto le toccanti e
contrastanti emozioni provate durante la visita al museo di Nagasaki e
gli interrogativi, ancor oggi attuali, sorti nel punto in cui fu
sganciata la bomba atomica nel 1945, ora sede di un enorme obelisco
adornato di simboli di pace, che contrastano ruvidi con le immagini
aberranti delle tragedie belliche. Un altro ricordo emozionante nasce
dal pensiero degli splendidi templi buddisti visitati, simboli di
culture e realtà tanto lontane dalla nostra, ma comunque avvolgenti e
intrise di vivide sensazioni spirituali. Incantevoli ai miei occhi le
immense vallate di ciliegi e peschi in fiore, così come le
originalissime distese di piante di loto, dal caratteristico fiore rosa
a forma di Budda seduto, in cui erano immersi i monumentali edifici
religiosi. Per tutto cio', per il ricordo indelebile di questa
esperienza arbitrale e umana unica, che porterò con me durante il mio
percorso di vita, ringrazio sentitamente il commissario Claudio Pieri e
il presidente Tullio Lanese, sicuro di aver espresso il meglio di me
per ricompensarli della fiducia
ripostami.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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