Associazione Italiana Arbitri

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Hall of Fame a Firenze riconoscimenti per Gonella e Gussoni

Davide Delgadillo - 03/12/2013, 09:46

Nel “Salone dei Cinquecento” a Palazzo Vecchio a Firenze si è tenuta la “Hall of Fame” giunta ormai alla sua terza edizione.
Tra i partecipanti Franco Baresi, Gabriel Batistuta, Fabio Capello, Massimo Moratti, Gianni Rivera, Eraldo Monzeglio e le due giacchette nere, classificate ex aequo, Cesare Gussoni e Sergio Gonella.
Le scelte sono state fatte da una Commissione composta dal Presidente dell’Unione Stampa Sportiva Italiana Luigi Ferrajolo e dai direttori delle più importanti testate giornalistiche sportive nazionali.
Di fronte al Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri Marcello Nicchi, al segretario Francesco Meloni, Pierluigi Collina, Gianluca Rocchi e molti altri ancora spicca la presentazione dei due celeberrimi Arbitri Cesare Gussoni e Sergio Gonella.
Franco Lauro introduce così le due figure arbitrali, che oggi hanno lasciato l’intero salone senza parole, pertanto lascio leggere a voi le testuali parole, cosicché possiate rivivere gli interminabili brividi che mi hanno accarezzato: “Quando gli arbitri erano le giacchette nere e i colli bianchi delle camicie conferivano eleganza e autorevolezza al loro ruolo; era un’eleganza legata anche al solo gesto della decisione irrevocabile, che teneva a distanza i calciatori e che imponeva loro di avvicinarsi al direttore di gara con le mani dietro la schiena.
Un Sergio Gonella visibilmente commosso, mentre sullo schermo frontale alla sua sedia a rotelle scorrono le immagini della sua lunga, onesta, imparziale e eccelsa carriera; un Sergio Gonella che prende parola a fatica e inizia così il suo discorso, lasciando tutti con gli occhi lucidi: “Io chiedo scusa se mi presento in queste condizioni non è colpa mia (fa ovviamente riferimento alla sua voce spezzata dalla commozione e alla sedia a rotelle su cui siede)”. Un lunghissimo scroscio di applausi e un doveroso rispetto permeano la sala. Continua con la sua solita onestà intellettuale: “Io ho cominciato a fare l’arbitro perché avevo sentito dire che davano la tessera per andare a vedere le partite allo stadio gratis. Nella prima partita che ho arbitrato, poiché non avevo ancora la divisa, un mio amico ferroviere mi prestò la giacca da ferroviere nera e ho arbitrato con la giacca da ferroviere, ingannando anche il pubblico. Ritorniamo alla cerimonia. Stavolta tocca a Gussoni parlare e, anch’egli, contribuisce a creare una situazione di mistica armonia e perfezione: “per me è un onore essere stato premiato oggi con Sergio Gonella e voglio ricordare che ero anch’io a Belgrado con Sergio ed ero l’Assistente numero 1: per me è un onore essere premiato qui con Sergio, è stato un arbitro più bravo di me”.
Le parole di questi due grandi Esempi di Persone da seguire, perché, in fin dei conti, quel dono simbolico che i Campioni hanno fatto al museo del Calcio serve per eternare e rendere immortali i principi di quelli che furono Uomini Veri, nel campo e fuori da esso, e per far sì che dei ragazzi possano sognare di poter compiere le gesta dei loro eroi e di poter, in qualche modo, somigliare loro.

nella foto in alto Abete e Nicchi.
Nell agallery sotto:
- Nicchi e Collina
- Gonella cede la sua maglia da arbitro internazionale
- Nicchi con Gonella
- Collina e Gonella
- Gonella e Gussoni
- Ulivieri, Nicchi, Collina e Lauro
- Abete e Nicchi

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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