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Calcio a 5: intervista con l'internazionale Giuseppe Boluggiu

Maurizio Loni - 03/07/2006, 09:11

Lo scorso mese di Maggio, a Mosca, nello straordinario scenario della ex capitale di quello che fu “l’impero sovietico” si è svolto l’atto finale della quinta edizione della Uefa Futsal Cup, la Coppa dei Campioni del calcio a 5, che ha visto protagonista insieme al “decano” Massimo Cumbo, il nostro Giuseppe Buluggiu.
Arbitro dal 1983, e nazionale di calcio a 5, dove ha esordito il 24 Settembre del 1994, dirigendo un centinaio di gare, tra cui tre finali scudetto e due di coppa Italia, è internazionale dal 2003, anno dell’esordio in Benefica-Kascada Gracanica, Uefa Futsal Cup 2003-2004.
Lo abbiamo intervistato all’indomani di un altro straordinario evento, la nascita del suo primo figlio.

Innanzitutto tantissimi auguri per il lieto evento, che arriva dopo la grande soddisfazione per la designazione della finalissima Uefa.

Ti aspettavi di essere selezionato per questa partita?
Nella mia carriera di arbitro ho sempre cercato di agire come fa’ una formica, cercando di mettere da parte quello che ritenevo meglio per me di ogni confronto sul terreno di gioco e nella vita arbitrale; ho sempre considerato tutte le tappe raggiunte come nastri di partenza per obiettivi sempre più ambiziosi ma non ho mai forzato i tempi per raggiungerle.
Diciamo che i riscontri positivi per raggiungere questa prestigiosa designazione mi erano arrivati ma non avevo mai neanche osato sperare di ottenerla quest’anno. In Europa esistono decine di ottimi arbitri ma questa scelta, ancopra una volta, premia tutti gli sforzi fatti dal nostro commissario Andrea Lastrucci per costruire questo gruppo meraviglioso al quale continuano ad essere riconosciuti grandi meriti come quello di essere sempre allineati o addirittura in anticipo sulle direttive che a livello internazionale vengono impartite agli arbitri di questo sport.
Che sensazioni hai provato vivendo questa esperienza e cosa non potrai mai dimenticare?
Quello che non potrò mai dimenticare è tutto il mese di Maggio 2006, la nascita di mia figlia ha rappresentato per me qualcosa di immenso e non penso che si possa mettere su nessun piano di confronto. E’ anche vero che ho sempre tracciato una linea di confine fra la mia famiglia ed il mio hobby, com’è vero che sono stato ben più che fortunato ad incontrare e sposare Monica alla quale ho sempre dedicato tutti i miei successi in questo sport. Nel 1999 quando ci siamo sposati eravamo entrambi arbitri di calcio e fra le promesse di rito abbiamo aggiunto quella di rispettare l’uno le ambizioni dell’altro ed è questo che mi ha sempre aiutato in quanto lei è la mia prima tifosa. Questa finale è stata un’esperienza bellissima, in compagnia del miglior arbitro al mondo Massimo Cumbo ed in una cornice molto suggestiva come Mosca.
Due anni fa a Madrid fui designato come terzo arbitro della finale di andata Interviu Boomerang – Benfica ed allora, vedendo i colleghi arbitrare, il desiderio era veramente forte; ritrovarsi dopo due anni a dirigere Dinamo Mosca – Interviu Boomerang (due delle migliori squadre al mondo, ndr), al cospetto dello stesso Osservatore dell’esordio Boris Durlen, del Presidente della Commissione Futsal della UEFA Petr Fousek nonché del vice presidente della UEFA e responsabile degli arbitri per la FIFA, lo spagnolo Angel Maria Villar Llona ed alla fine di tutto scorgere nei loro occhi la più ampia soddisfazione per la nostra direzione, è stato veramente indimenticabile.
Hai qualche anedotto particolare collegato a questa partita?
Un giorno, mentre effettuavo i test atletici, ho ricevuto una chiamata da Andrea Lastrucci, mi anticipava una possibile designazione per una gara non meglio definita in terra Russa. Visto che si doveva ancora disputare la semifinale di ritorno fra la Dinamo Mosca ed il Kairat Almaty, ho subito pensato che la gara fosse quella e dentro di me ero felice per una congiuntura positiva in quanto la gara era prevista per il 26 Marzo, il che mi consentiva di assistere alla nascita di mia figlia prevista per l’inizio di Maggio, ed era una semifinale di Futsal Cup ossia rappresentava una designazione di grande prestigio ed il massimo traguardo da me raggiunto.
Il tempo passava e la conferma della designazione non arrivava, ho anche pensato che la UEFA avesse cambiato idea in quanto mai e poi mai mi aspettavo che la gara fosse quella di Maggio.
Solo il persistere dell’ottimismo di Andrea mi dava quel barlume di speranza ma nel mentre, lo ammetto, continuavo a guardare il pancione di mia moglie cercando di capire le intenzioni di mia figlia. Quando, un Sabato, arrivò la conferma della designazione per la finale di ritorno del 7 Maggio, confesso di essere stato assalito da due stati d’animo completamente opposti, tornando a casa mi sentivo un po’ in colpa per quello che invece doveva rappresentare un evento eccezionale nella mia carriera di arbitro, e tutto ciò che mi veniva in mente era di tranquillizzare mia moglie ostentando sicurezza sul fatto che mia figlia mi avrebbe sicuramente aspettato per nascere. Alla fine la fortuna mi ha consentito di partecipare a tutti e due gli eventi e non esistono parole per definire quello che ho provato.
Quanto hanno influito i momenti difficili sulla tua carriera?
Nel nostro sport è impossibile non avere momenti difficili; quello che cambia il futuro di un Arbitro è il saperli metabolizzare in fretta esprimendo poi il meglio di se stesso senza “scaricarsi” lasciandosi distrarre dalle polemiche.
Ritengo inutile piangersi addosso ed inveire contro la sfortuna o le scelte sbagliate degli altri; abbiamo sempre un compito difficile e di alta responsabilità, sia sul terreno di gioco che fuori, questo ci obbliga a migliorarci perché sono alti gli interessi delle società che si fidano di noi e del nostro giudizio come sempre più alta è l’attenzione che i media stanno dedicando al
Calcio a 5. Ho avuto anche io momenti arbitralmente difficili ma con estrema immodestia ti assicuro che ho sempre lavorato con umiltà per ricostruirmi un morale ed ho fatto tesoro delle parole e dei consigli di chi mi spronava ad andare avanti. Alla fine il destino ha voluto farmi prendere un secondo treno che mi auguro sia a lunghissima percorrenza.
Per concludere, Giuseppe, quali sono le tue aspirazioni e cosa ti aspetti dal futuro?
Il primo pensiero va al futuro del nostro sport, mi auguro che cresca come merita e che venga reso sempre più interessante per il grande pubblico; sono sicuro che questo ci consentirà di ottenere una considerazione ancora maggiore e di prendere atto che il nostro comportamento esemplare, da veri professionisti, è quello che meritano tutti gli Sportivi che a migliaia praticano agonisticamente questa disciplina ed aumentano di anno in anno (anche per questo abbiamo bisogno di arbitri, ndr). A livello internazionale il Futsal cresce anno per anno e, tanto per avere un ordine di idee, alle prossima UEFA Futsal Cup (la Coppa dei Campioni di Calcio a 5, ndr) parteciperanno ben 40 Club di 39 diverse nazioni e, dal 2009, saranno 12 le nazioni che parteciperanno alla fase finale del UEFA Futsal Championship (...gli Europei,ndr). Questo deve far riflettere chi continua a considerare il Calcio a 5 uno sport minore.
Le mie ambizioni ? Non penso di essere retorico nel dire che ho la massima fiducia in chi ci guida e che qualsiasi traguardo arrivi continuerò a considerarlo come un punto di partenza.
La “formica” continuerà a mettere da parte provviste ed esperienza; considero un obbligo quello di continuare a migliorare come Arbitro e culturalmente; una delle cose che anche le ultime considerazioni FIFA in occasione dei Mondiali in Germania hanno evidenziato, è la necessità di comunicare fra colleghi e con sportivi di diverse nazionalità. Questo aiuta ad evitare malintesi, errori e recriminazioni ma, personalmente, penso che sia anche una soddisfazione poter dialogare, non solo di Calcio a 5, con colleghi e non, in Inglese, Spagnolo e…….Portoghese !
Speriamo che sia di buon auspicio….

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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