Associazione Italiana Arbitri

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Concluso a Coccaglio il raduno Top Class della CAN5

Andrea Perali - 12/04/2014, 15:07

Si è chiuso anche il terzo e ultimo giorno di raduno del gruppo Top Class della CAN 5. La mattinata è stata sostanzialmente divisa in due parti; nella prima gli arbitri e il responsabile Massimo Cumbo hanno proseguito il percorso iniziato lo scorso pomeriggio, analizzando le clip salienti, dal punto di vista della direzione della gara, di altre due partite, ribadendo ancora una volta le medesime nozioni e introducendo anche il concetto di area di influenza. Dopo una breve pausa, nella seconda parte i ragazzi hanno seguito con attenzione l'intervento di Laura Scanu del Settore Tecnico, inerente l'efficacia della comunicazione, sia durante la partita che durante il colloquio con l'osservatore. In particolare, si è parlato di come l'arbitro comunichi attraverso la voce o il fischio, con la gestualità o il silenzio; quest'ultimo può significare sia attesa che assenso. Mentre egli ha il compito di far rispettare il Regolamento sul terreno di gioco, l'osservatore ha quello di fornire agli arbitri tutti gli strumenti per arricchire il proprio bagaglio di esperienze e imparare dagli errori commessi. Laura ha voluto così offrire ai presenti degli strumenti di dialogo e spunti di autovalutazione utili per gestire in modo efficace la comunicazione durante la direzione della gara e massimizzare i benefici del colloquio finale.
L'arbitro incontra tre momenti in cui la comunicazione riveste un ruolo fondamentale: il pre-gara, la gara e il post-gara, nei quali il soggetto deve adottare dei comportamenti coerenti con il ruolo e il mandato che sta per svolgere, per quanto riguarda le prime due, e le modalità di congedo per l'ultima.
Si è poi discusso della differenza tra informazione e comunicazione, che sta essenzialmente nella presenza di un messaggio di ritorno per la seconda; gli esempi sono stati quello dell'adozione di un cartellino, rapportato con un richiamo. La relatrice si è poi dedicata alla spiegazione del flusso che segue una comunicazione da quando viene pensata dal soggetto trasmittente a quando arriva al ricevente, evidenziando come a quest'ultimo giunga solo il 10% di quanto inizialmente era contenuto nel pensiero. Perciò è necessario che durante il colloquio di fine gara, l'arbitro ascolti in maniera attiva le parole dell'osservatore; ciò significa fare uno sforzo ulteriore per comprendere come egli abbia visto la gara dalla tribuna e le impressioni che egli ha avuto. Dunque l'arbitro deve predisporsi per accogliere un punto di vista diverso, dando fiducia a chi ha di fronte.
La giornata si è conclusa con l'ultimo pranzo in albergo, prima che gli arbitri partissero per il rientro a casa o per raggiungere i campi di gioco sui quali sono stati designati per questo fine settimana.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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