Un calciatore che nella dinamica dell'azione esce dal terreno di gioco, come va considerato agli effetti del fuorigioco?
Prima di addentrarci nel caso specifico, riteniamo utile richiamare alla mente, per comodità del lettore, la definizione di posizione di fuorigioco e la relativa eccezione:
DEFINIZIONE
I. Un calciatore è in posizione di fuorigioco se è più vicino alla linea di porta avversaria rispetto sia al pallone sia al penultimo avversario.
ECCEZIONE
II. Un calciatore non è in posizione di fuorigioco se si trova nella propria metà del terreno di gioco oppure se è in linea con il penultimo o con gli ultimi due avversari.
Com’è di tutta evidenza, la parte della regola 11 sopra riportata, l’unica che fa riferimento alla posizione dei calciatori (attaccanti e difendenti) in merito al fuorigioco, stabilisce un principio generale che deve essere poi, di volta in volta, applicato ai diversi casi che possono verificarsi, in maniera che sia rispettato lo spirito della Regola, senza pervenire ad interpretazioni illogiche.
È, quindi, comprensibile che la regola implicitamente si riferisca alla “normalità” dei casi che possono verificarsi e che contemplano la presenza dei calciatori all’interno del terreno di gioco.
Il Regolamento, però, consente ai calciatori di poter superare le linee perimetrali, uscendo di fatto dal terreno di gioco, senza per questo essere considerati non più aventi titolo, sia pur momentaneamente, a giocare.
A conferma di tale assunto riportiamo le domande e le corrispondenti risposte della guida pratica IFAB,
relative alla Regola 3 concernenti tale fattispecie.
1. Un calciatore oltrepassa accidentalmente una delle linee delimitanti il terreno di gioco. Deve essere considerato come se avesse abbandonato il terreno di gioco senza il permesso da parte dell’arbitro?
No.
2. Un calciatore in possesso del pallone oltrepassa la linea di porta o la linea laterale per dribblare un avversario, ma senza che il pallone esca dalle linee delimitanti il terreno di gioco. Quale deve essere la decisione dell’arbitro?
Il gioco prosegue. In questo caso l’uscita dal terreno di gioco deve essere considerata come facente parte della dinamica dell’azione; tuttavia i calciatori devono, in generale, rimanere all’interno del terreno di gioco.
Alla luce di quanto finora detto, quindi, potrebbe accadere (come, in effetti, avvenuto in Fiorentina – Roma) che un calciatore, per fatti di gioco, si trovi temporaneamente fuori dal terreno di gioco e la sua posizione divenga determinante, in un senso o nell’altro, ai fini del fuorigioco.
Per analizzare la questione, ipotizziamo ora il seguente caso, volutamente scolastico per immediatezza di comprensione:
- Nella metà del terreno di gioco avversaria, un attaccante A, si trova nel campo per destinazione, a circa mt.3 dalla linea, per effettuare una rimessa laterale;
- A effettua correttamente la rimessa lanciando il pallone verso un compagno C, in posizione più arretrata, il quale immediatamente glielo restituisce;
- supponiamo che sia A (pur trovandosi fuori del terreno di gioco) sia C siano più vicini alla linea di porta avversaria rispetto al penultimo avversario;
- se nel momento in cui C restituisce il pallone ad A, costui si trova fuori dal terreno di gioco e, di corsa, rientra per andarlo a giocare, dovrà l’arbitro intervenire per sanzionare la posizione di fuorigioco?
Crediamo di poter essere tutti d’accordo nel rispondere affermativamente.
Ipotizziamo ora lo stesso caso ma con una differenza:
- Nella propria metà del terreno di gioco, un difendente D, si trova nel campo per destinazione a circa mt.3 dalla linea, per effettuare una rimessa laterale;
- D, per errore, nell’effettuare la rimessa lancia il pallone verso un avversario A che immediatamente lo passa ad un proprio compagno C;
- supponiamo che D (pur trovandosi fuori del terreno di gioco) sia il penultimo difendente e sia più vicino alla propria linea di porta rispetto a C (che ricordiamo essere suo avversario);
- Se nel momento in cui A passa il pallone a C, D si trova fuori dal terreno di gioco, perché a causa della rapidità dell’azione non è riuscito a rientrare, dovrà l’arbitro intervenire per sanzionare la posizione di fuorigioco di C?
No, a nostro avviso. Non sarebbe, infatti, comprensibile il motivo per il quale il ragionamento della prima ipotesi non dovrebbe applicarsi alla seconda, giacché la stessa logica deve valere sia per il difendente sia per l'attaccante.
È auspicabile supporre che tutti concordino sulla necessità che l’applicazione delle diverse Regole deve essere coerente con lo spirito generale del Regolamento e che deve condurre ad un’interpretazione semplice e logica, limitando al massimo i distinguo e le eccezioni.
Nel caso esaminato, un’applicazione restrittiva della regola 11, che tenesse conto soltanto dei calciatori in ogni momento “fisicamente” presenti sul terreno di gioco, potrebbe introdurre una palese illogicità, con gravi difficoltà, anche di ordine pratico, per gli ufficiali di gara nell’individuare il fuorigioco (in linea con quale calciatore dovrebbe posizionarsi un assistente?), senza considerare che i calciatori potrebbero essere invogliati ad escogitare dei facili espedienti per turlupinarli.
Resta inteso che le conclusioni alle quali si è pervenuti non sono applicabili se il calciatore si trovasse fuori dal terreno di gioco, dopo aver chiesto il permesso all’arbitro di uscirne, e dunque non per fatti di gioco.
Risulta pacifico, in ultimo, che se un calciatore decide di rimanere sul campo per destinazione viola la regola 3 e la regola 12 commettendo una scorrettezza punibile alla stregua del caso previsto nella d/r n.3 della guida pratica IFAB relativa alla Regola 11, a pag.93 del regolamento edizione 2006.
In conclusione, un calciatore che si trova oltre la linea di porta (o più in generale fuori del terreno di gioco) deve essere computato per stabilire se e quali avversari sono in posizione di fuorigioco.
In questa ipotesi il calciatore deve essere considerato come se si trovasse sulla linea laterale o sulla linea di porta, nel punto più vicino alla sua posizione fuori dal terreno di gioco.
Un calciatore che, invece, lascia il terreno di gioco con il permesso dell’arbitro (e che ovviamente necessita di altro permesso dell’arbitro per rientrare) non deve essere considerato nel determinare la posizione del fuorigioco.
Vincenzo Meli
Responsabile Modulo Revisione Regolamento e Guida Pratica