Una giornata da “Internazionale” con Di Fiore

Sezione di Pontedera

Una giornata da “Internazionale” con Di FioreLa Sezione di Pontedera, in una sala gremita perlopiù di giovani ed interessati fischietti, ha avuto la visita dell'assistente internazionale Riccardo Di Fiore della Sezione di Aosta. Il graditissimo ospite, che ha dieci anni di appartenenza alla massima categoria nazionale e tre da internazionale, si è dimostrato entusiasta ed emozionato nel conoscere quella che lui reputa "un pezzo di famiglia", ossia una realtà sezionale diversa dalla propria, dove però si parla la stessa “lingua” e dove si condivide la stessa passione. L’entusiasmo si è subito percepito da un gesto che a Pontedera rimarrà scolpito nei ricordi dei più giovani: Di Fiore ha voluto, prima di tenere la riunione stessa, effettuare una seduta di allenamento in compagnia dei numerosi colleghi pontederesi, dimostrando grande disponibilità e offrendo a tutti i numerosi presenti un’importante occasione di crescita personale e sportiva.
Riccardo ha sostenuto il corso arbitri, spinto dalla volontà del padre che identificava nell'AIA l'ambiente ideale in cui potesse divenire in primis un uomo, attraverso i valori insiti nella nostra Associazione; dirige la sua prima partita nel 1990, anno dei mondiali italiani, e questo gli dà la possibilità di avere accesso agli stadi che ne sono teatro, dove vive l'emozione di incontrare Falcao, asso della nazionale brasiliana di quei tempi. Per Riccardo la carriera arbitrale è paragonabile a quella scolastica: la Serie A e la Serie B rappresentano il punto di arrivo, l'università della propria carriera. Si nasce in Sezione con il Corso arbitri, si muovono i primi passi con le gare dell’Organo Tecnico Sezionale (la scuola elementare), per poi proseguire nel proprio percorso accompagnato dalla istituzione della Sezione, che ha un ruolo fondamentale, in quanto luogo dove "suggere" la propria linfa vitale mediante il confronto delle proprie esperienze con quelle dei colleghi più esperti. Come arbitro è arrivato fino in Serie C, per poi proseguire la propria carriera da assistente; «É stato un passaggio molto difficile - spiega Riccardo - perché il ruolo dell'assistente richiede un livello di concentrazione e di mobilità tale che, dopo le mie prime uscite, finivo la gara con un gran mal di testa. Ma poi alla fine ci si abitua».
Dopo aver ribadito l'importanza di essere dei buoni atleti e di conoscere approfonditamente il regolamento, dalla cui lettura si estrapolano sempre nuove conoscenze soprattutto perché mano a mano che si fa esperienza si vedono le cose con un'ottica diversa, si è voluto poi soffermare sull'utilizzo dei mezzi tecnologici di cui oggi sono dotati gli ufficiali di gara, come l'impiego dell'auricolare, svelandone le curiosità e il funzionamento. Non poteva non esservi collegata una disamina del concetto di “squadra arbitrale”: egli sottolinea come il corretto utilizzo degli auricolari sia possibile solo nelle massime categorie nazionali, poiché ognuno sa esattamente quale è il proprio ruolo e quale è effettivamente il momento in cui bisogna dare il proprio parere per valutare opportunamente una particolare situazione di gioco. In Serie A si è arbitri anche essendo assistenti, occorre tenere acceso il cervello su tutto ciò che ci circonda, perché gli occhi di un assistente possono risultare quelli dell'arbitro in situazioni in cui egli può non avere la giusta percezione dell'evento. In ogni caso è sempre la squadra che decide correttamente o sbaglia, che vince o perde.
Esiste, e non potrebbe essere altrimenti, un grande affiatamento nel gruppo arbitri/assistenti della CAN A e CAN B, infatti alcuni di loro si frequentano anche al di fuori degli ambienti arbitrali: «Quando si conoscono così bene i colleghi e ci si sente tutti parte della stessa famiglia, si condividono anche le loro emozioni, pur non vivendole direttamente. Per esempio quest'anno seguendo la direzione della finale dei mondiali brasiliani da parte di Rizzoli e dei suoi collaboratori, non ho potuto fare a meno di star in piedi davanti al televisore, con grande apprensione per le prestazioni dei miei colleghi». Riccardo racconta poi come viva con grande concentrazione e attenzione ogni gara, ma come non avverta una eccessiva pressione: correlata a questa affermazione, risiede il fatto che egli è impegnato nel volontariato come assistente per tossicodipendenti e racconta di aver visto e conosciuto esperienze di vita ben più difficili e complicate di una partita di calcio, la quale alla fine rappresenta solo un gioco. Quando le cose non vanno troppo bene il primo appiglio lo si trova nella famiglia, nell'affetto e nella benevolenza dei propri cari (solo così, in poco tempo si riesce a dimenticare le critiche) ed inoltre il gruppo degli Arbitri/Assistenti è talmente coeso, come già detto in precedenza, da riuscire ad essere di aiuto per smaltire la delusione e le critiche per una prestazione sbagliata. Infine a chi gli chiede cosa consiglia ai ragazzi che si apprestano a passare al ruolo di assistente risponde: «Divertitevi, è la cosa più importante».

Nella foto d’apertura, una fase della seduta di allenamento.
In gallery: un altro momento dell’allenamento: due immagini di Di Fiore durante la sua lezione; l’assistente internazionale con il Presidente Baroncini; Di Fiore insieme ai colleghi pontederesi; la sala.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)
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