Associazione Italiana Arbitri

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Giannoccaro: “Per essere Arbitri serve testa e determinazione”

Federica Pallegrini - 04/12/2018, 11:00

Sezione di Frosinone
Riunione tecnica di grande rilevanza quella che si è tenuta alla presenza di Danilo Giannoccaro, Responsabile della Commissione Arbitri Nazionale Lega Pro.

Il Presidente Paolo Iaboni ha voluto rendere omaggio e ringraziare l'ospite proiettando un video relativo alla sua carriera arbitrale, ripercorrendo attentamente i vari passaggi di categoria fino a raggiungere la Serie A e successivamente la nomina di Responsabile della Commissione Can Pro.

Giannoccaro, in prima battuta, ha illustrato ai presenti il lavoro che svolge con gli altri membri della Commissione, la forza arbitrale e la cura che viene riservata all’aspetto tecnico e atletico durante i Raduni mensili che vengono organizzati. Il relatore, a tal proposito, ha ricordato soprattutto agli arbitri più giovani, speranzosi e desiderosi di arrivare ad esordire nellemassime categorie, di dover basare l’attività arbitrale su tre pilastri quali Preparazione Atletica, Conoscenza del Regolamento e “testa”. Ogni associato dovrebbe sempre partecipare alle riunioni tecniche sezionali intendendole come momento di crescita e di grande apprendimento e dovrebbe frequentare i poli di allenamento assiduamente per poter poi andare in campo preparato e concentrato.

Tecnica e condizione atletica non sono niente senza “testa”: Giannoccaro nel suo intervento ha ribadito l'importanza di fare quello scatto mentale in più per divenire un arbitro definito e maturo. Arbitrare vuol dire essere sempre al posto giusto al momento giusto, ottimizzare le proprie risorse per ottenere il massimo risultato e tutto ciò si racchiude in Spostamento, Tecnica e Concentrazione. Grazie al materiale audio-visivo,i presenti hanno potuto osservare il comportamento che gli arbitri chiamati a dirigere una specifica gara hanno assunto in situazioni di gioco più o meno complesse: in questo modo è stato evidenziato il comportamento vincente, cioè quello di cui fare tesoro e da applicare sul terreno di gioco. Il relatore ha avuto la capacità e la bravura di trasmettere il suo carisma e la sua passione per l’attività arbitrale alle giovani leve che, ammaliati, hanno voluto porre numerose domande: crescere vuol dire confrontarsi, partecipare ed essere consapevoli dei propri errori.

È proprio dagli errori che bisogna ripartire, gli errori sono maestri di vita, ferite dolorose, ma sono al tempo stesso formative, cicatrici capaci di modellare la persona in itinere facendo leva sulle fragilità, ma ognuno di noi sarà ciò che decide di essere, sempre con la forza e il coraggio costante di reagire.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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