Associazione Italiana Arbitri

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Scomparso l'ex internazionale De Marchi

Alessio Tassan - 11/08/2007, 12:41

Sezione di Pordenone
Si è spento il 31 luglio scorso nella sua casa di Pordenone all’età di ottantuno anni l’ex arbitro internazionale Bruno De Marchi (nella foto al centro). Nato a Pordenone l’8 dicembre 1925, De Marchi è stato l’unico arbitro di Pordenone, nei settantotto anni di storia della sua sezione, ad aver raggiunto la massima categoria, dirigendo ben 177 gare di serie A e oltre una ventina di gare di Coppa Campioni e Coppa delle fiere. Uomo dalla spiccata personalità, sicuro di sé, schietto e piuttosto testardo, non amava ipocrisie ed etichette, dimostrandosi, anche nei confronti dei giovani associati, gioviale e un po’ guascone, sempre pronto alla battuta. Su consiglio del padre (arbitro anche lui), De Marchi decise di frequentare il corso e cominciò ad arbitrare nel 1943. Dopo le prime prestazioni non proprio brillanti (tanto da fargli perfino pensare all’abbandono della nuova attività appena intrapresa), per De Marchi iniziò, dopo la fine della guerra, una veloce e costante scalata, prima delle categorie provinciali e regionali, poi, a partire dai primi anni cinquanta, di quelle nazionali. Esordì nel 1955 in serie B e solo due anni dopo, il 16 giugno 1957, ebbe inizio la sua avventura nella massima serie, esordendo a S. Siro in Inter-Sampdoria 6-1. Nel 1962-63 divenne arbitro internazionale, conseguendo nella stagione 1964-65 il premio “Mauro”, massimo riconoscimento per un arbitro in attività. Visse, insieme a Concetto Lo Bello, la serie A degli anni ’60 diventando uno dei fischietti italiani fra i più prestigiosi di quegli anni, come dimostrato dalla designazione per la direzione di una gara ad altissimo rischio fra Bologna e Inter nel marzo del 1964. In un clima a dir poco infuocato da durissime polemiche sui giornali per decisioni controverse assunte dalla giustizia sportiva, alla 27a giornata si dovevano affrontare la capolista Bologna e l’Inter, seconda, a soli tre punti di distanza. Si invocava perfino la designazione di un arbitro straniero data la delicatezza dell’incontro; fu designato invece il pordenonese De Marchi, che diresse in modo impeccabile la partita, vinta dall’Inter per 3-1. Certo non mancarono gli episodi sfortunati con inevitabile seguito di lunghe polemiche, come per il goal non convalidato allo juventino De Paoli in Lazio-Juventus della stagione 1966-67: «era una giornata piovosa e gelida –raccontò poi De Marchi- il freddo ghiacciava il terreno. Le reti delle porte, fradice d’acqua, venivano tenute su da un cordone di tre centimetri che passava non distante dalla traversa. Fu quella corda, che col gelo s’era indurita come il legno, a tradirmi quando De Paoli calciò, centrando la porta biancoceleste. Credetti che avesse colpito la traversa e non fischiai, il guardalinee non mi segnalò nulla». Finì 0-0 ma la Juventus vinse ugualmente lo scudetto all’ultima giornata, per un solo punto sull’Inter. Nel 1970 terminò la sua attività, ricoprì per brevissimo tempo l’incarico di osservatore arbitrale alla C.A.N., ruolo in cui non si riconobbe, e, tornato, su sua richiesta, a disposizione dell’organo tecnico provinciale, prese avvio un percorso di progressivo allontanamento dalla associazione, conclusosi agli inizi degli anni ’90 con una inevitabile separazione, consapevole, perchè cercata e voluta dallo stesso De Marchi, ma non per questo meno sofferta, come dimostrano le sue stesse parole pubblicate su un quotidiano locale: « non si potranno mai disconoscere 27 anni di attività agonistica spesi a seminare bene e, per quanto possibile, raccogliere il meglio. Con tutte le aspettative e le illusioni, le gioie, le sofferenze e le fatiche. Ma pure i meritati successi che lo sport in generale, e per me l'arbitraggio in particolare, dona a chi sa vivere con tanto amore e tantissimo impegno». Nonostante le reciproche incomprensioni degli ultimi anni, l’internazionale Bruno De Marchi rimarrà la bandiera indimenticabile degli arbitri pordenonesi.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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