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Raduno CAN C, match analysis per perfezionare tecnica e mentalità arbitrale

Fabio Gafforini - 04/10/2019, 23:00

La seconda giornata del raduno riservato agli arbitri della CAN C a Milano Marittima si è aperta in mattinata con il controllo del peso di convocati, che poi si sono recati sul campo dello Stadio Germano Todoli di Cervia per una seduta mattutina di allenamento: un lavoro di scarico quello che ha gestito il team dei preparatori atletici, per permettere agli arbitri di ritrovare la perfetta forma atletica dopo la sessione di test di ieri e soprattutto in vista delle gare che andranno ad affrontare nel prossimo week end.
Il rientro nella location che ospita il raduno, il Grand Hotel Gallia, è coinciso con l’inizio dei lavori in aula: si continua con il match analysis delle gare di Campionato di Serie C che si sono giocate fino ad oggi, analizzando episodio per episodio le problematiche rilevate da Organi Tecnici e osservatori, ma anche quelle cose che sono state fatte bene e che possono essere d’esempio per tutto il gruppo della CAN C.
“La gestione tecnica è molto importante – ha ripetuto fin da subito il Responsabile Antonio Damato - ci sono falli e relativi provvedimenti disciplinari che non conoscono minuto, cioè vuol dire che sono sempre punibili. Mantenendo sempre alta la soglia di concentrazione si riduce al minimo la possibilità di errore”.
Prima della pausa per il pranzo è giunta la gradita visita del Componente CAN B Christian Brighi, che ha assistito ad alcuni momenti della costruttiva discussione tra gli arbitri e la Commissione CAN C.
Durante le varie fasi dell’analisi tecnica, che ha toccato diversi aspetti, tra i quali i concetti di proximity e between, si sono susseguiti anche gli interventi dei Componenti della CAN C “Voi avete la capacità di vedere dei dettagli millimetrici, poi vi si spegne la luce e vi perdete invece delle cose che sono macroscopiche. Dovete sempre avere lo stesso metro di giudizio e di interpretazione”, così Maurizio Ciampi, parlando di concentrazione, “Ci sono delle gare che non permettono di esprimere le vostre qualità appieno, magari povere di episodi e di valutazioni complesse. Sono queste le partite che si devono arbitrare con la massima attenzione, dove si deve essere sempre più perfezionisti” ha spiegato Paolo Calcagno. Emilio Ostinelli ha voluto fare un intervento sul lavoro di squadra: “Deve esserci assolutamente chiarezza all’interno della terna. Vanno chiariti tutti gli aspetti del team work, quindi l’arbitro dovrà essere esplicito già nel briefing con gli assistenti su quelli che dovranno essere i rispettivi compiti”, mentre Elenito Di Liberatore ha affrontato il tema della gestione della pressione: “Ci sono delle situazioni che si fondano su delle basi oggettive. Dovete sentire quello che vi trasmette la partita, non dovete forzare comportamenti leziosi. Il calcio è naturale, dovete imparare a sentirlo tale”.
“In campo con i giocatori bisogna manifestare personalità e autorevolezza – ha detto Damato chiudendo una serrata giornata di lavori in aula - la prevenzione non si fa soltanto con le parole, con quello che diciamo ai calciatori, ma anche con quello che decidiamo di fischiare, come decidiamo di fischiarlo e quando. Il timing della decisione è fondamentale”.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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