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Celi: “Puntare a diventare più bravo del più bravo”

Tommaso Leni - 17/12/2019, 09:00

Sezione di Lodi
La Sezione AIA di Lodi ha avuto l’onore di ospitare l’ex arbitro di CAN A Domenico Celi (Mimmo, come simpaticamente preferisce essere chiamato) con alle spalle ben 141 gare dirette in Serie A e vincitore del premio Giorgio Bernardi nel 2008, attualmente componente della Commissione CAN D. Per Mimmo si è trattato di un ritorno: infatti, la prima volta a Lodi fu nel 2017 quando la Sezione ospitò il raduno degli arbitri della CAN D della macroregione nord-ovest.
Dopo gli iniziali saluti di rito del Presidente di Sezione Emanuele Marchesi e il caloroso benvenuto dei presenti, Celi ha voluto raccontare la sua storia arbitrale: nel 1992 a 19 anni, grazie ad un amico, si iscrisse al corso arbitri della Sezione di Bari per mettere da parte qualche soldo, ma da lì a poco l’aspetto economico della sua scelta è stato messo in secondo piano facendo man mano spazio a una passione, o per meglio dire a un amore per l’attività che lo ha portato a esordire in Serie A all’età di 33 anni, nella Stagione Sportiva 2006/2007.
Per la prima volta dopo parecchio tempo, in questa lezione non c’è stato l’utilizzo di materiale video e non si è parlato di regolamento in senso specifico, ma è stato lasciato spazio a un confronto su diverse tematiche proposte dall’ospite attraverso l’uso di alcuni foglietti appuntanti.
Il primo di essi riportava tre parole chiave: “Sezione, riunioni, regolamento”. La Sezione è un momento di crescita personale e arbitrale, essa diventa un punto di ritrovo in cui condividere un percorso sia arbitrale che di vita, questo grazie anche all’eterogeneità delle età degli associati che permettono un’ampia varietà di punti di vista. A testimonianza di questo Celi ha parlato del suo forte legame con il suo primo Presidente di Sezione tanto da spingerlo a chiamare suo figlio con lo stesso nome. Vengono poi di conseguenza le riunioni, come momento formativo, e il regolamento, il quale è la base per prendere le corrette decisioni in campo.
Il secondo foglietto riportava: “Non bisogna mai avere paura di sognare, bisogna costruire il proprio sogno e far sì che si avveri”: Celi ha confessato che ai suoi inizi aveva ambito a di diventare più bravo di Collina, perché ognuno di noi, secondo lui, deve puntare a diventare “più bravo del più bravo” e solo alla fine del proprio percorso ci si può fermare e riconoscere, a chi è arrivato più lontano, il merito di essere stato più bravo, ma nel percorso ognuno deve dare il massimo per provarci fino in fondo.
Il terzo foglietto recitava: “La fatica per raggiungere i propri obbiettivi non è visibile”. A supporto di questo ha citato una frase di Usain Bolt, in cui il campione olimpico afferma che per fare una grande gara di pochi secondi servono mesi di allenamento, ma questo sfugge alla maggior parte delle persone. Così anche noi arbitri dobbiamo fare sempre qualcosa in più se vogliamo crescere. Bisogna sempre dare il meglio di sé per migliorare e cercare ogni volta di alzare l’asticella.
La chiosa di Celi è stata su come intendere l’arbitraggio: non bisogna correre l’errore di intenderlo come uno sport individuale, poiché ognuno di noi, anche se in campo va da solo, alle proprie spalle ha sempre una squadra che lo supporta.
A fine serata, dopo essere stato omaggiato della tortionata, dolce tipico lodigiano, Domenico Celi si è concesso alle fotografie con tutti gli associati presenti, giovani e meno giovani che hanno apprezzato la sua ironia e la sua schiettezza.

In Fotogallery: Domenico Celi durante la lezione; Il Presidente di Sezione Emanule Marchesi omaggia l'ospite con il tipico dolce lodigiano, la tortionata.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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