Associazione Italiana Arbitri

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Storie di donne, di libertà e di calcio

Francesco Leone - 14/02/2020, 08:00

Sezione di Catanzaro
Il 3 febbraio scorso si è svolto, presso la “Casa delle Culture” della Provincia di Catanzaro, la giornata conclusiva del progetto “Storie di donne, storie di libertà”, organizzato dal Centro Antiviolenza “Mondo Rosa”, un’associazione di volontariato che opera con lo scopo di assicurare accoglienza e protezione a donne vittime di violenza ed ai loro figli.
Le responsabili del progetto avevano chiesto, alla Sezione di Catanzaro, di partecipare all’incontro, per raccontare la storia di una donna arbitro di calcio, figura vista come prettamente maschile.
Il Presidente Francesco Falvo aveva aderito, con entusiasmo, all’invito, ed ha inviato, all’incontro, una nutrita delegazione guidata dalla prima Consigliera donna della Sezione di Catanzaro, Lorena Rita Alessandrini.
Hanno altresì preso parte alla manifestazione anche Paola Mandile, arbitro inquadrato in Prima Categoria e con due partecipazioni al “Progetto Donna” organizzato a Coverciano; Rebecca Longo, arbitro inquadrato in Terza Categoria, e la giovanissima Marta Trovato, arbitro del Settore Giovanile.
Lorena Rita Alessandrini, relatrice del convegno, ha catturato l’attenzione della sala, raccontando la sua storia di donna e di arbitro.
Lorena ha iniziato a 15 anni la sua attività arbitrale ed ha testimoniato, alla luce della sua esperienza personale maturata sui terreni di giuoco (la Alessandrini ha svolto tutti i ruoli, arbitro, assistente ed arbitro fustal), l’evoluzione, negli anni, della percezione, da parte degli addetti ai lavori (dirigenti arbitrali e dirigenti di società; calciatori, pubblico ed organi di stampa), della donna arbitro, nonché ha narrato, senza reticenze, anche le difficoltà incontrate in famiglia, per una scelta di un hobby ‘maschile’.
La relatrice ha ricordato i suoi esordi e, con il sorriso sulle labbra, le incomprensioni, all’inizio della sua carriera, con qualche dirigente di società, il quale non era ancora abituato all’idea di vedere una ragazza come direttore di gara.
Le difficoltà principale, per una donna arbitro, ha ribadito Lorena, è di natura psicologica: il mondo del calcio è ancora prevalentemente maschile e la donna è percepita, ancora oggi, in determinati contesti, come estranea al calcio; una donna, pertanto, ha una difficoltà in più rispetto all’uomo – arbitro: deve farsi accettare come arbitro dai giocatori, dai dirigenti e dal pubblico.
La relatrice, visto l’oggetto del convegno, la violenza sulle donne, ha narrato, con grande sincerità, trasferendo una forte emozione, uno spaccato molto delicato della sua vita privata.
Lorena ha raccontato che, per alcuni anni, è stata fidanzata con un ragazzo che non voleva che lei arbitrasse e tale fatto le cagionava una grande infelicità, ma ha aggiunto che con coraggio e serenità aveva chiuso quella storia, frutto di sofferenze e lacerazioni, e di aver continuato la pratica del suo amato hobby.
Lorena, oggi, è felice e serena, ed ha invitato tutte le donne, specie le giovanissime, ad allontanarsi dagli amori malati.
Tale invito è stato accolto da uno scosciante e commosso applauso da parte di tutte le persone presenti in sala.
Le testimonianze di Lorena, Paola, Rebecca e Marta hanno arricchito i lavori del convegno ed hanno, altresì, contribuito a migliorare l’immagine dell’associazione nella società.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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