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La scelta professionale di Fabio Pappagallo nell’emergenza Covid

Felice Martucci - 01/09/2020, 18:30

CRA Puglia
Solidarietà umana e radicamento dei valori della propria professione. Sono le qualità che identificano la scelta lavorativa dell’assistente arbitrale di Serie C della Sezione di Molfetta, Fabio Pappagallo, nel periodo di emergenza COVID.
Fabio, medico dal 2013, è specialista in medicina generale e medicina estetica. Opera nell'ambito della continuità assistenziale (guardia medica), con sede di lavoro a Latiano, e svolge la libera professione nel settore della medicina estetica.
Alla richiesta di disponibilità dell’ASL Brindisi a prestare servizio presso le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, Fabio ha detto si con immenso piacere. Tali Unità (USCA) sono state deliberate per legge per l'assistenza a domicilio dei pazienti COVID che non abbiano situazione clinica tale da richiedere il ricovero o che abbiano superato la fase critica e tornano a casa dimessi dall'ospedale. In Puglia l'ASL di Brindisi è stata la prima ad attuare le USCA e le ha avviate a maggio.
Fabio ha deciso di intraprendere l’esperienza nel servizio descritto perché “ritengo che ognuno di noi debba dare il proprio contributo nell’affrontare l’emergenza sanitaria in corso. Nel mio caso, operare nelle USCA mi consente di poter aiutare ed assistere a livello medico e umano chi ha contratto il virus. Ciò mi gratifica molto perché mi rende utile a chi ha bisogno”.
A dimostrazione di quanto sia stata consapevole e umana la sua scelta ha inoltre dichiarato che “negli ultimi due mesi, a causa della carenza di DPI, ero costretto più che altro a ‘visitare’ telefonicamente i pazienti. Questo non mi gratificava affatto, in quanto non svolgevo la professione di medico in maniera attiva. Perciò, appena ho avuto la possibilità, felicissimo sono tornato sul campo a tutti gli effetti”.
Interessante e di spessore il parallelismo fatto da Fabio, tra la decisione da lui presa di operare nelle USCA e la sua passione per l’arbitraggio: “Considerati il decisionismo e l’intraprendenza che caratterizzano le mie domeniche sui campi di gioco e fondamentali per poter prendere in pochissimi secondi la giusta decisione, svolgere la mia professione di medico al telefono nei mesi del COVID, era, in analogia al ruolo di arbitro, come stare seduto passivamente in tribuna la domenica e non essere così parte attiva del gioco. Una cosa alla quale non sono per niente abituato e che non mi gratificava per niente”.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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