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Dei Giudici: “La semplicità è il sale della perfezione”

Mattia Peluchetti - 26/03/2021, 12:00

Sezione di Lovere
Umiltà, preparazione e capacità di analizzare i propri errori (perché sbagliare è ciò che permette di imparare): sono questi gli ingredienti per poter ottenere importanti risultati.
Questo il messaggio lasciato da Pietro Dei Giudici della Sezione di Latina, assistente arbitrale in forza alla Commissione Arbitri Nazionale di Serie A e B, ospite della Sezione di Lovere nella serata di venerdì 19 marzo. Arbitro dal 1997, conta oltre cento partite in Serie B, categoria in cui è stato promosso nel 2015, ed ha esordito in Serie A il 29 novembre 2020, nella partita tra Bologna e Crotone.

Nel corso della serata, aperta dai saluti del Presidente del Comitato Regionale Arbitri, Alessandro Pizzi, e di quello sezionale, Sandro Ghiroldi, Pietro ha subito ricordato l’importanza di usare il tempo a disposizione in questo periodo per lavorare su sé stessi, dal punto di vista atletico, tecnico e regolamentare, per mantenere un certo ritmo e farsi trovare pronti quando le condizioni permetteranno la ripresa di tutti i campionati.

La lezione è proseguita con Pietro che ha raccontato la propria storia arbitrale, utile per spiegare i motivi di determinate scelte e come queste lo abbiano portato al massimo livello del campionato italiano. Fatto il Corso Arbitri con la più classica delle motivazioni - attirato dalla locandina che pubblicizzava l’ingresso gratuito negli stadi italiani - e risolti i problemi fisici di inizio carriera, in poco più di cinque anni scala le categorie regionali, approdando alla neonata Commissione Arbitri Interregionale.
È proprio alla CAI che Pietro incontra un grande formatore come Stefano Farina: “È stato capace di prendere un gruppo di bambini viziati e farci capire come campare”. Un uomo che non si faceva problemi a ripetere i concetti fino allo sfinimento, anche in maniera molto decisa. Ma sono proprio questi concetti ad essere la base per imparare a migliorare.

In particolare, lavorare sempre a 360° e non solo in campo: studiare le squadre, i singoli giocatori, i dirigenti e il proprio comportamento. In poche parole, immaginare in anticipo l’andamento della partita con l’obiettivo di eliminare l’effetto sorpresa, cosa che rende un arbitro meno performante. In campo si vede, si interpreta e si decide ma nella testa tutto dev’essere pronto. Di fronte a un episodio ci sono tre possibili vie: prendere la decisione corretta, prendere la decisione sbagliata oppure non decidere. Quest’ultima è la strada peggiore, una cosa nemmeno pensabile.
Proprio lavorando su questi aspetti, Pietro ha raggiunto i suoi migliori risultati, arbitrando la finale di Coppa Italia di Serie C al suo quarto anno in categoria.

Al termine del quinto anno, tuttavia viene avvicendato, tornando in Sezione. Un periodo difficile in cui, racconta Pietro, l’amarezza lo porta a valutare anche il ritiro dall’attività. La vicinanza della propria famiglia e della Sezione lo aiutano però a comprendere i propri errori, trasformando l’amarezza in motivazione. Così, all’ultimo giorno utile, si iscrive al Corso di Qualificazione per assistenti, superandolo.
Dopo il periodo iniziale di adattamento fisico e mentale al nuovo ruolo, comincia a comprendere la prospettiva da assistente. Ed è ancora una volta Stefano Farina che, in una visionatura da Organo Tecnico, gli fa capire di poter svolgere bene questo ruolo.

Arriva così l’esordio in Serie A, motivo di grandissima emozione ed orgoglio vissuto con la vicinanza della famiglia e degli amici della Sezione, nonostante la pandemia di COVID-19 rivoluzioni anche il mondo del calcio, con la difficoltà di operare in un contesto privo di pubblico.
“La semplicità è il sale della perfezione” è scritto sulla torta con cui festeggia l’esordio, a ricordare quello che è un consiglio prezioso per tutte le partite.
Infine Pietro ha concluso con un messaggio molto importante: “Le difficoltà si superano solo credendo nei propri mezzi, perché nessuno crederà in noi se noi non lo facciamo”.E questo è il grande insegnamento che gli rimane di Stefano Farina: bisogna saper riconoscere i propri errori senza vergogna, parlandone e comprenderli per far sì che non accadano più.
Volendo raggiungere un obiettivo, è necessario fare di tutto per raggiungerlo, senza indugi.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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