Associazione Italiana Arbitri

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Il più forte non è chi non cade, ma chi è più veloce a rialzarsi

Chiara Martin - 29/03/2021, 14:00

Sezione di Treviso
Un’insolita prima volta è stata quella del 17 marzo 2021: l’ospite nazionale assegnato dall’AIA è infatti solitamente quello che i “veterani” della Sezione attendono di incontrare per un’intera stagione sportiva e che i giovani fischietti ascoltano ammirati e fanno la fila per avere una foto insieme, sperando che questo possa essere di buon auspicio per emularne, un domani, il percorso. Purtroppo, quest’anno, l’atteso ospite e tutti gli associati della Sezione di Treviso sono stati costretti, a causa delle note restrizioni, a partecipare alla riunione tecnica più importante dell’annata sportiva a distanza.

Distanza che l’ospite, l’arbitro Alberto Santoro della Sezione di Messina, arbitro in forza alla Commissione Nazionale di Serie A e B, è stato in grado di annullare completamente. In 90 intensi minuti, infatti, ha raccontato il proprio percorso sportivo, facendo tornare tutti, almeno per un po’, come ai vecchi tempi.
L’apertura del Presidente sezionale Castellino ha dato il benvenuto agli ospiti, ed è stata seguita dal saluto, anche a nome del Presidente Regionale, del Componente, e associato trevigiano, Stefano Lena.
Il fischietto siciliano, accompagnato virtualmente dal proprio Presidente di Sezione Massimiliano Lo Giudice, presente alla riunione, ha ripercorso le tappe fondamentali della propria carriera arbitrale. Da ciascuna di esse, ha potuto imparare importanti lezioni, di sport e di vita, che non ha lesinato a condividere con tutti gli oltre 120 associati trevigiani presenti.

“Ognuno di noi entra nell’AIA come un ragazzino che non ha nulla di speciale”, dice Santoro. Con il tempo, le esperienze, i successi, le difficoltà e pure gli infortuni, però, si costruisce il proprio essere arbitro, unico, come la sequenza di numeri “1,35643796854389” che Santoro indica e analizza. Perché l’Arbitro è colui che cresce a “pane, Sezione e regolamento”, che nel tempo acquista personalità in campo e che si fa trovare pronto al momento giusto, attraverso sudore, fatica e tanto allenamento. Però il bravo Arbitro è soprattutto colui che è spinto e motivato dalla voglia di battere sé stesso, perché “l’arbitro più forte non è quello che non cade mai: tutti cadono. L’arbitro migliore è quello che, quando cade, si rialza prima degli altri e diventa più bravo, avendo imparato la lezione”.

Nello spirito di questo insegnamento, Santoro ha chiuso il proprio interessante intervento condividendo alcuni video di propri episodi e “mettendosi in gioco”, aprendo il confronto con alcuni giovani associati trevigiani, chiamati in prima persona a immedesimarsi nella situazione e ad assumere la decisione ritenuta corretta.
Perché l’AIA è condivisione e generosità: Santoro insegna che “non siamo soli e bisogna sempre essere grati a chi ci ha permesso di raggiungere i nostri obiettivi”. Detto da qualcuno che, in alto ci è arrivato, è suonato sicuramente significativo, per tutti i trevigiani presenti che – nell’occasione – hanno potuto complimentarsi anche con l’ex presidente di Sezione Giacomo de Marchi, nei giorni scorsi nominato Componente della Commissione di Disciplina Regionale.

(foto di A. Gava)

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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