Associazione Italiana Arbitri

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AIA 110 e lode, a lezione con Rosetti: “Non sognate, ma ponetevi obiettivi”

Fabio Gafforini - 27/08/2021, 15:00

“Buon compleanno Associazione Italiana Arbitri, buon compleanno a tutti noi”: così si sono aperti i lavori in aula del secondo giorno di “AIA 110 e Lode”, la manifestazione che a Milano ha riunito 110 talent provenienti da tutta Italia per celebrare i 110 anni di fondazione dell’Associazione.

Primo intervento tecnico quello di Roberto Rosetti, attuale UEFA Chief Refeering Officer: “Questo è certamente il nostro progetto, in quanto organizzato dal programma UEFA Convention, ma è prima di tutto il vostro progetto, di voi che siete qui in questi giorno. E io sono molto felice di essere qui insieme”.

Rosetti ha raccontato parte della sua storia arbitrale: il fischietto appeso al chiodo, i ruoli dirigenziali anche all’estero, dove ha imparato a fare il “manager degli arbitri”, prendendo coscienza che quella era la sua nuova strada, e che avrebbe voluto intraprenderla dando il meglio di sé.

“Io ho una passione incredibile per l'arbitraggio, che rappresenta anche il mio lavoro. Anzi, ne sono innamorato e cerco di dare il massimo, sempre. – ha continuato Rosetti - Ricordo che all'inizio tutto era difficile, oggi invece è molto facile, oggi tutti sono pronti ad accogliermi: e questo non perché sono Roberto Rosetti, ma per il ruolo che ricopro. Così per voi, oggi essere qui non può diventare un privilegio: dovete guadagnarvelo questo essere talent, dovere sudare, lavorare”.

La lezione ha toccato diversi temi che sono stati sviscerati dai migliori arbitri estivi in quello che è una sorta di raduno estivo: il management della gara, con attenzione alla gestione degli eventi fallosi e della problematica del razzismo, l’integrità dell’arbitro, che passa anche dall’attenzione di quello che è fuori dal campo, di quello che pubblica sui propri profili social, la gestione dei calciatori e la capacità di avere leadership. “A noi non piacciono gli arbitri che sbraitano in campo, quelli che credono di fare le superstar – ha spiegato Rosetti – A noi piace chi va in campo per arbitrare e lo fa bene ma, soprattutto, con personalità”.
Reading of the game, linguaggio del corpo, capacità di autovalutarsi, questi altri aspetti da tenere in considerazione l’ultimo dei quali utile per poter analizzare in maniera obiettiva le proprie partite, sapendo ascoltare i consigli e filtrando individuando i punti di miglioramento.

Si è parlato anche di VAR: “Prima si parla di arbitraggio: il VAR è per le cose facili, per le cose chiare; non è per i sofisti del regolamento, il VAR non è la moviola. È una tecnologia straordinaria per il calcio, e la UEFA ci crede molto. La nostra linea di intervento è quella che noi riteniamo essere la più corretta per il calcio, perché il calcio viene prima di tutto”, così si è espresso il capo degli arbitri europei.

Dopo le domande dei ragazzi, la conclusione dell’intervento prima di dirigersi in Duomo per la messa: “Nell’arbitraggio è essenziale essere consistenti, bisogna fischiare falli giusti, essere precisi tecnicamente, conoscere il fallo, e dare provvedimenti disciplinari corretti, perché la vostra credibilità parte da qui – ha detto Rosetti congedandosi – Io avevo un sogno, arbitrare in Promozione: l’ho raggiunto e sono andato avanti. Ma non bisogna sognare, ragazzi, bisogna porsi degli obiettivi e raggiungerli, per poi porne nuovamente degli altri”.

Sul sito dell'AIA e sui canali social ufficiali verrà pubblicata la registrazione dell'intervento integrale di Roberto Rosetti.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro" (aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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