Katia Senesi: “La formazione è lo scopo della CAI”

Sezione di Pistoia

Katia Senesi: “La formazione è lo scopo della CAI”La bellissima serata di venerdì 24 gennaio è iniziata con la presentazione dell’Organo Tecnico Katia Senesi da parte del Presidente sezionale Massimo Doni, che le ha lasciato subito la parola: dopo aver portato i saluti della Commissione Arbitri Interregionali, Katia ha saputo intrattenere la giovane platea gremita, oltre dagli arbitri pistoiesi, anche dagli arbitri della CAI delle sezioni toscane, che con piacere hanno accolto l’invito che era stato porto loro.
«La CAI è una commissione di passaggio per gli arbitri e per gli osservatori - queste le parole usate da Katia durante l’inizio della riunione tecnica - ed ha come scopo la loro formazione: noi dobbiamo transitarli dai Comitati Regionali alla Commissione Arbitri Nazionale Serie D, ma per fare ciò serve formazione. La formazione è fondamentale per evitare di inciampare successivamente e di farsi molto più male, noi vogliamo aiutarli a livello tecnico, a livello disciplinare e a livello tattico, affinché si possa dare più qualità a quello che già sanno fare: gli arbitri CAI arbitrano sempre le stesse gare, con la discriminante di aggiungere più qualità al lavoro che si sta facendo. Man mano che si giunge ad Organi Tecnici superiori, ci sarà più selezione e meno formazione ed è per questo motivo che noi consideriamo la crescita fondamentale: l’organico si ringiovanisce ogni anno e l’esperienza è poca, pertanto, mediante la formazione che si attua attraverso la visione di filmati e attraverso il confronto, si sopperisce alla mancanza di esperienza. Tuttavia l’esperienza non basta, perché l’arbitro esperto arbitra la gara, mentre l’arbitro competente è colui che la arbitra bene». La riunione è proseguita, sempre sull’onda dello stesso semplice, pacato e chiaro, ma coinvolgente modo di esprimersi della relatrice: «Bisogna saper leggere la gara, bisogna selezionare i falli e contestualizzarli alla gara stessa: ciò vuol dire che bisogna fluidificare il gioco sulla base dell’andamento della gara ed, in sostanza, è fondamentale dare più qualità agli interventi tecnici, selezionandoli sulla base di quello che la gara ci sta offrendo. Questo è quello che chiediamo ai nostri arbitri ed è ciò che può fare la differenza».
Dopo Katia ha posto all’attenzione la discriminante dell’ambiente nel quale si gioca la gara, senza tuttavia lasciarsi influenzare dall’apparenza, introducendo il fondamentale concetto di “Body Language” e concentrandosi sull’importanza della prevenzione e del richiamo, ancorché anteposta a un uso eccessivo di cartellini, o meglio ad un abuso di essi: «L’arbitro dell’imminente futuro è quello che risparmia, non grazia, provvedimenti disciplinari per falli che poteva evitare di far fare, avendo utilizzato un’opera di prevenzione adeguata; l’assistente del futuro è colui che è allineato con la propria testa, è un concetto mentale non solo fisico: vuol dire avere i punti di riferimento in maniera automatica». Altro tassello chiave, inserito nella ben costruita serata, è l’apertura al confronto, il quale è «sintomo di maturità ed è fondamentale per il passaggio all’organo tecnico superiore»; bisogna demandarsi come avremmo potuto fare meglio la gara, perché è esemplificazione di intelligenza e di umiltà.
Katia prosegue col solito piglio e introduce a raffica nuovi argomenti, senza tuttavia lasciare niente al caso e approfondendo ogni singolo dettaglio, in modo tale da rendere le idee molto chiare: «Bisogna saper prevedere le cose, è strettamente necessario essere concentrati ed essere lucidi, affinché si possa gestire l’imprevisto: dobbiamo essere vaccinati allo stress». Dulcis in fundo, si è analizzato l’aspetto psicologico del direttore di gara che farà carriera: «L’arbitro deve Sapere di calcio, l’arbitro deve Saper Fare, ovvero saper applicare le proprie conoscenze ai vari contesti che ci troviamo davanti, e deve Saper Essere, ovvero la capacità di relazionarsi con i calciatori, con i propri organi tecnici, con i propri tutor. Ma cosa fa la differenza? La motivazione e la testa, le quali sono le leve competitive del futuro, la concentrazione, l’autostima, non troppo eccessiva e non troppo bassa, e l’autocritica: la resistenza di una catena dipende dalla forza del suo anello più debole, perciò la differenza tra un arbitro ed un altro la fa l’anello più debole, ovvero la testa. La riunione si è conclusa con una domanda molto affascinante, la quale dovrebbe essere spunto di riflessione: «Perché l’arbitraggio non è per tutti? L’arbitraggio non è per tutti, perché è difficile, ed è difficile perché si chiede tanto, perché cambia in continuazione, perché si arbitra da soli: ponetevi un obbiettivo per volta, perché il vostro futuro si costruisce passo dopo passo».
Dopo la consegna di un omaggio a Katia da parte del presidente Doni, la serata si è conclusa con un bel buffet di gruppo nel quale giovani e meno giovani hanno potuto interagire con l’illustre ospite, uscendo dalla sala riunioni con la mente più carica e la motivazione più forte.

Nella foto in alto, Katia Senesi durante il suo discorso.
Nelle altre foto: Katia con il presidente sezionale Doni, l’omaggio di quest’ultimo all’ospite, l'attenta platea pistoiese.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)
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