Ad Alfredo Trentalange il Premio Nazionale “Nereo Rocco” 2022 per la carriera sportiva

Ad Alfredo Trentalange il Premio Nazionale “Nereo Rocco” 2022 per la carriera sportiva

Le immagini scivolano sul maxi schermo dell’Auditorium del Centro Tecnico di Coverciano. Ci sono i rumori del campo e l’urlo dei tifosi quando l’arbitro Alfredo Trentalange assegna un calcio rigore indicando con un gesto secco il dischetto. A quei tempi nessuno doveva aspettare il controllo in sala Var per andare a calciarlo. Corsa leggera. Elegante. L’arbitro Trentalange non cambia espressione neppure quando va a chiedergli spiegazioni Gattuso. Che, naturalmente, Ringhia. Poi, di colpo cambia la scena. Non ci sono gli stadi nobili del calcio italiano ma una telecamera che lo inquadra. E stavolta un maturo Trentalange, in tuta arbitrale naturalmente, non commenta un rigore o un’espulsione ma racconta al suo mondo quali saranno le battaglie che combatterà da nuovo Presidente. Pensando ai giovani, ai più deboli, a un’Associazione Italiana Arbitri che dovrà difendere a ogni costo il senso di famiglia che l’accompagna da quando è nata. Perché si può sbagliare ad assegnare un rigore ma non si può tradire un’idea.

Poi, si accendono le luci e il Presidente Alfredo Trentalange sale sul palco per ritirare il Premio Nazionale “Nereo Rocco” 2022 per la carriera sportiva. Prima di lui erano stati premiati, tra gli altri, Stefano Pioli, Vincenzo Italiano e il Presidente del Museo del calcio Matteo Marani. Un evento organizzato da una società dilettantistica di Firenze la Settignanese che da quarantatre anni racconta il calcio che fa innamorare attraverso tante belle facce. Il Presidente dell’AIA dribbla la domanda sul come si vive il lunedi incontrando tifosi che si lamentano per qualche episodio arbitrale. “Questo tipo di valutazioni le ho scaricate tutte a Rocchi” dice, sorridendo. A lui sta a più a cuore toccare argomenti che sono al centro della battaglie dell’Aia. E che trovano terreno fertile in un mondo dilettantistico come quello della Settignanese. “Il mio pensiero va ai tanti giovani arbitri che nei fine settimana permettono a ragazzi e ragazze di coltivare la loro passione. L’essere riusciti a introdurre il doppio tesseramento è per noi una grande vittoria. Ragazzi e ragazze dai 14 ai 18 anni potranno giocare e arbitrale. Maturando esperienze importanti per la loro crescita. Di uomini prima ancora che di arbitri. Vi garantisco che c’è niente di più doloroso che ricevere la domenica sera alcune telefonate dai Pronti Soccorsi dove sono stati ricoverati dei nostri giovani arbitri. Sono ferite che mi restano attaccate sulla pelle. Da Presidente vorrei vivere momenti di gioia con i miei ragazzi e non pomeriggi di ansia di violenza. Dedico questo Premio a tutta l’AIA. E spero che in futuro si possa fare rete e condivisione con tutte le varie categoria calcistiche. Saremo migliori se riusciremo a condividere i problemi degli arbitri”.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)
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