Anche alcuni arbitri in prima linea per il maxi incendio sul Carso. La storia di Martina Zonta

Anche alcuni arbitri in prima linea per il maxi incendio sul Carso. La storia di Martina Zonta

Sezione di Trieste

Prosegue l’emergenza per il maxi incendio che sta interessando l’area del Carso in Friuli Venezia Giulia. Un rogo di grandi proporzioni, divampato in Italia e allargatosi poi in territorio sloveno. L’emergenza ha comportato nei giorni scorsi anche la chiusura della rete ferroviaria e dell’autostrada, con le fiamme che hanno minacciato diverse abitazioni. Ieri il fronte attivo era di circa 10 km, con continui cambi di direzione a seconda del vento. Ci sono zone dove il paesaggio è ormai di tipo lunare. Ad aumentare il pericolo è la presenza nel terreno di vecchi ordigni della Guerra Mondiale, che esplodono al passaggio delle fiamme (una deflagrazione è avvenuta anche a pochissima distanza da un’autobotte dell’antincendio, per fortuna senza provocare feriti).

In prima linea ci sono anche alcuni arbitri, impegnati in vari ruoli di soccorso ed emergenza. Tra di loro Martina Zonta, 30enne della Sezione di Trieste, che da 12 anni opera come volontaria nel gruppo comunale di Protezione Civile di Muggia. “Non ho mai visto un incendio così grande - racconta Martina, con la voce ancora roca per il fumo respirato - È una tristezza infinita che ti riempie il cuore quando guardi i luoghi che ami devastati. Le scorse sono state giornate passate a correre per cambiare divisa (Martina è un capotreno n.d.a.), con l’unica voglia di mettersi quella arancione e tornare là, in mezzo a fiamme e fumo, a dare una mano. Sudare anche solo per respirare, bardati di tutto punto, con 35 gradi normali, figuriamoci vicino all’incendio. Bere 7 litri e continuare a bere come se non si fosse bevuto affatto. Accasciarsi a riprendere fiato ogni tanto, con i pochi angoli di pelle scoperti tutti neri. Avere paura, quando l’incendio continua a beffarti e a saltare da tutte le parti. Continuare a tenere d’occhio la via di fuga, per controllare che non venga chiusa lasciandoti in trappola. Arretrare perché lui è più forte, e continuare a guardare il cielo sperando che l’unico che ti può veramente aiutare, il mezzo aereo, lanci proprio lì. Essendo volontari lo facciamo nel tempo libero con turni tra le 8 e le 10 ore - prosegue raccontando le sue ultime giornate - Martedì scorso, dopo 10 ore nell’incendio, sono andata a casa, ho dormito 4 ore, sono andata al lavoro per poi tornare ad indossare indossare la tuta ignifuga. Le cose più belle restano sempre i sorrisi scambiati con quelle persone con cui queste fatiche le condividi da una vita e i generi di conforto allungati attraverso i finestrini dai cittadini che, di loro iniziativa, ti portano ristoro”.

Martina, dopo un’esperienza come assistente arbitrale nel CRA Friuli Venezia Giulia, è ora a disposizione dell’Organo Tecnico Sezionale in qualità di arbitro. Nel 2016 e nel 2017 aveva anche partecipato a Coverciano al raduno Talent Woman Referee. In Sezione a Trieste, oltre ad essersi occupata dei corsi arbitro, attualmente ricopre l’incarico di Referente per la rivista L’Arbitro. “L’AIA, da ormai 15 anni, è per me una seconda famiglia e mi regala sempre emozioni speciali – ha detto – L’esperienza vissuta a Coverciano aveva rappresentato per me una possibilità di crescita non solo arbitrale ma anche personale. Arbitrare ti cambia in tanti modi, è una palestra di vita che ti forma il carattere, essere arbitro entra dentro di te e diventa parte di ciò che sei”.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)
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