Andrea Crispo: "Per rendere al meglio bisogna comportarsi da categoria superiore"

Andrea Crispo:

CRA Liguria

Andrea Crispo è il nuovo Presidente del Comitato Regionale Arbitri della Liguria. Crispo appartiene alla Sezione di Genova ed è arbitro dal marzo del 1996. Nel corso della sua carriera si è tolto numerose soddisfazioni, diventando arbitro della Commissione Nazionale di Serie C nel 2007, in seguito, nel 2010, assistente dell’allora CAN B. Dal 2012, Crispo ha militato per 6 anni nella CAN A dirigendo le partite più importanti della massima categoria in cui è riuscito ad ottenere la qualifica di assistente internazionale. Dal 2018 ha ricoperto il ruolo di Componente della Commissione Arbitri Nazionale di Serie D.

 

Qual è la motivazione per cui ti sei iscritto al Corso Arbitri?

“Sono un ex calciatore, ho giocato dai 7 ai 18 anni in porta, fino all’Eccellenza; dovendo poi completare gli studi, era troppo pesante gestire 4 allenamenti settimanali più la partita. Ho smesso quindi il ruolo di calciatore, ma, dopo pochi mesi, mi mancava già tantissimo il calcio. Ho così deciso di iscrivermi al Corso Arbitri. Dopo circa un anno ho iniziato a capire quanto mi piacesse fare l’arbitro e ho quindi deciso di impegnarmi al massimo per svolgere al meglio questo ruolo, dedicandomi soprattutto ad allenarmi al meglio, che ritengo essere una delle cose più importanti per fare l’arbitro e stare bene con sè stessi”.

 

Qual è l’esperienza arbitrale che ricordi ancora adesso con maggior soddisfazione e piacere?

“Sono stato fortunato, con l’Associazione ho raggiunto in campo il massimo livello, arrivando all’esperienza da Internazionale. Devo però dire che, questi 5 anni da Dirigente in CAN D e questa nuova esperienza da Presidente del CRA Liguria, mi stanno dando almeno le stesse soddisfazioni perché cercare di ridare ai ragazzi quello che è stato il nostro vissuto, sotto forma di esperienza, è quello che mi sono prefisso come obiettivo e lo ritengo altrettanto stimolante”.

 

Attualmente ricopri l’incarico di Presidente del Comitato Regionale Arbitri della Liguria; in che cosa consiste il tuo ruolo?

“L’Associazione Italiana Arbitri mi ha chiesto di ricoprire il ruolo di Presidente del CRA Liguria; per me è veramente un onore. Vengo da un’esperienza di 5 anni di Componente della CAN D in cui ho lavorato con gli assistenti. Il CRA Liguria viene da 8 anni di ottima gestione dell ‘ex Presidente Fabio Vicinanza e della sua squadra. Sarà difficile migliorarsi, ma spero che i ragazzi abbiano grandi aspettative, noi faremo di tutto per non deluderle e l’entusiasmo di tutti i membri della squadra è veramente tanto.

Voglio intanto ringraziare il Presidente dell’AIA Carlo Pacifici, il Vice Presidente Alberto Zaroli e il Comitato Nazionale, che hanno creduto in me; credo che il ruolo di Presidente Regionale sia una delle maggiori responsabilità a livello dirigenziale. Grazie anche a tutta la mia squadra che non ha esitato nell’accettare la mia chiamata e la proposta di collaborare come Organi Tecnici, Componenti e Referenti”.

 

Ci puoi raccontare le prime sensazioni provate appena hai avuto l’ufficialità di questa importante notizia?

“Ho accolto la notizia con grande felicità ed entusiasmo, ma ho sentito fin da subito la responsabilità dovuta al fatto di gestire il gruppo di arbitri, assistenti e osservatori in un momento cruciale per la loro crescita e la loro formazione. Fin da subito mi sono messo all’opera con il massimo impegno per ricoprire questo ruolo così delicato ed importante”.

 

Dai un consiglio ai ragazzi che aspirano ad arrivare al livello nazionale.

“Penso che per arrivare al piano di sopra bisogna fare quello che si fa al piano di sopra. Quindi ritengo che l’unica cosa che si possa fare è provare a trasmettere ai ragazzi il pensiero che si ha in Serie D; dobbiamo trasmettere la nostra esperienza per permettergli di arrivare a livello nazionale senza troppe difficoltà di adattamento”.

 

Che cosa ti ha insegnato l’arbitraggio e la vita nell’Associazione? Perché consiglieresti ad un ragazzo o ad una ragazza di iscriversi al Corso Arbitri?

“Per quanto avessi giocato in porta avevo un carattere molto chiuso. L’arbitraggio, fin dalle prime categorie, ti insegna che in campo sei inizialmente da solo, poi con una squadra insieme agli assistenti, e devi rapportarti con persone spesso più grandi di te e che spesso non accettano le tue decisioni e il tuo ruolo. Vedo quindi il Corso Arbitri come una palestra di vita, una grande possibilità di crescere, inserirsi nella società e formarsi come persona, a prescindere dalla categoria che poi ognuno possa raggiungere”.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)
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