Ayroldi: “Sviluppare legami solidi aiuta a raggiungere consapevolezza e serenità”

Ayroldi: “Sviluppare legami solidi aiuta a raggiungere consapevolezza e serenità”

In occasione dell’annuale Riunione Tecnica con ospite nazionale, tenutasi lo scorso 28 marzo presso la Sala della Filarmonica, gli associati della Sezione di Rovereto hanno avuto la possibilità di conoscere Giovanni Ayroldi, arbitro della Sezione di Molfetta oggi nell’organico della CAN, che ha all’attivo 17 gare in Serie A. Prima della riunione vera e propria, alla quale hanno presenziato anche i Rappresentanti del Comitato Provinciale e l’Assessore allo Sport del Comune di Rovereto, Ayroldi ha partecipato a un allenamento presso lo Stadio Quercia in compagnia di alcuni degli associati roveretani.

Per Ayroldi l’arbitraggio è una tradizione di famiglia: figlio di Stefano e nipote di Nicola, entrambi hanno arbitrato in Serie A, ha sempre voluto seguire le loro orme. “Ricordo - ha spiegato - che da bambino chiamavo mio padre alla fine del primo tempo delle sue partite e insieme analizzavamo i momenti salienti della gara”. La carriera di Ayroldi è iniziata con l’esordio assoluto datato 7 marzo 2007, che lo ha portato in breve tempo a dirigere gare in tutta la penisola come arbitro CAI, un periodo che ha richiesto un grande impegno, poi ricompensato: “Nel 2011 mi è stato comunicato che sarei rimasto un altro anno in organico. Quando per la prima volta sono stato designato in Serie A, ho avuto contezza della reale importanza di quella scelta presa dall’allora Responsabile Carlo Pacifici. Ero molto giovane e avevo bisogno di maturare ulteriore esperienza prima di cimentarmi nelle categorie superiori”.

Dopo aver chiesto ad alcuni giovani associati roveretani cosa significasse per loro essere arbitri, Giovanni Ayroldi ha spiegato cosa ciò rappresenti invece per lui: “È l’insieme di tre pilastri imprescindibili: famiglia, lavoro di squadra e concentrazione”. Con il termine famiglia Giovanni ha indicato tre differenti nuclei: la Sezione di Molfetta, i compagni di organico CAN e la sua famiglia vera e propria, “la più importante in assoluto”. Secondo Ayroldi, la famiglia è la base di tutto quello che costruiamo, il pilastro portante della propria vita e della propria carriera: “Avere legami solidi porta ad affrontare tutto con maggiore serenità”. Il lavoro di squadra è imprescindibile a ogni livello ed è, quindi, necessario riuscire a trovare un equilibrio che metta tutti a proprio agio e consenta al gruppo di funzionare al meglio motivando, se necessario, tutti i componenti: “Soprattutto quando la squadra arbitrale è composta da sei persone diverse, questo aspetto diventa estremamente importante”. Parlando, poi, dell’importanza della concentrazione e della routine che si sviluppa gara dopo gara, Ayroldi con autoironia si è descritto come eccessivamente scaramantico: “So bene che i miei rituali non hanno alcun effetto sulla mia prestazione, ma l’idea di avere tutto sotto controllo mi dà la tranquillità necessaria per un’ottimale direzione di gara”.

Nella parte della riunione dedicata all’analisi tecnica, Ayroldi ha mostrato alcuni video riguardanti alcuni episodi di partite da lui dirette, dalla Serie D fino alle più recenti gare del massimo Campionato. A conclusione della piacevole serata, il Presidente della Sezione di Rovereto Andrea Saggese, con il quale Giovanni Ayroldi ha condiviso gli anni alla CAI e alla CAN D, ha consegnato all’ospite un omaggio da parte della Sezione, mentre Ayroldi ha donato agli arbitri roveretani una maglia della divisa impreziosita da una dedica.

 

In copertina: Giovanni Ayroldi dona una sua maglia con dedica alla Sezione di Rovereto.

In gallery:

1. Un momento dell’allenamento degli associati di Rovereto con l’ospite nazionale;

2. Giovanni Ayroldi conduce la Riunione Tecnica Obbligatoria davanti a una nutrita platea.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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