Designazione storica per il calcio a cinque

Designazione storica per il calcio a cinque

Designazione storica per il Calcio a 5. La Finale Scudetto Under 19 maschile, che ha decretato il titolo di Campione d’Italia, è stata diretta per la prima volta da due donne, Antonella Manca della Sezione di Sassari che ha ricoperto il ruolo di arbitro 2 e Natalia Bernardino della Sezione di Terni in qualità di cronometrista. All’Arena gremita di Salsomaggiore Terme, infatti, si sono sfidate le squadre Aosta Calcio 511 e Cioli Ariccia Calcio a 5.

Con questa importante designazione l’Associazione Italiana Arbitri dimostra ancora una volta di essere sostenitrice e promotrice della parità di genere. Superando barriere e pregiudizi nei confronti delle donne, che da sempre connotano il mondo del calcio, l’Associazione, nella figura del Presidente Alfredo Trentalange insieme a tutto il Comitato Nazionale, garantisce a tutti i suoi associati, uomini e donne, pari opportunità premiando il merito.

“Sono molto soddisfatto e orgoglioso di appartenere all’AIA. La nostra Associazione sta facendo passi da gigante, da noi non esiste più la distinzione tra la figura femminile e quella maschile, secoli di stereotipi sono finalmente stati frantumati” ha affermato il Responsabile della Commissione Arbitri Nazionale del Calcio a 5 Franco Falvo. “A tutti è garantita pari opportunità, sia in campo sia fuori dal campo e in tutti i contesti i risultati stanno arrivando. Pertanto, anche le ragazze possono assurgere a determinati palcoscenici, da noi non esiste una corsia preferenziale, si opera alla pari e si procede per meritocrazia”.

Nel ringraziare il Responsabile Franco Falvo e la Commissione della CAN 5 per l’importante opportunità concessa, Antonella ha affermato: “È stata un’emozione senza eguali, un’enorme soddisfazione, un evento che racconterò a mia figlia Carla con orgoglio. Quest’esperienza è la testimonianza concreta di come l’AIA persegua un grandioso progetto di crescita per tutti gli associati senza distinzione di genere. Tutti hanno veramente la possibilità di ambire ai massimi livelli senza essere ostacolati dai pregiudizi e dagli stereotipi connessi al sesso a cui appartengono”. 

Natalia, condividendo il pensiero di Antonella, ha aggiunto: “Non sono l’unica donna che oltre ad essere un arbitro è anche una mamma. Ho una figlia di due anni e, solo dopo tre mesi dalla sua nascita, sono tornata in campo perché per me l’arbitraggio è una grande passione. Penso che essere donne sia solo un valore aggiunto. Ho vissuto questa Finale con molta emozione e soddisfazione, come un coronamento dei risultati ottenuti durante tutta la Stagione Sportiva”.

 

 

 

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)
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