Federico Buffa parlando della leadership di un arbitro ricorda due episodi di Collina e Lo Bello

Federico Buffa parlando della leadership di un arbitro ricorda due episodi di Collina e Lo Bello

In occasione dell'ultimo Leadership Forum Performance Strategies, tenutosi al Teatro degli Arcimboldi di Milano, la rivista "L'Arbitro" ha incontrato lo scrittore e giornalista sportivo Federico Buffa. L’evento, intitolato quest’anno “Lead the future”, ha visto la partecipazione come pubblico di oltre 1.500 persone. L'esperto di comunicazione e public speaking, conosciuto anche per la sua attività di storytelling, ha infatti tenuto un incontro dal titolo: “Il linguaggio della leadership”. L'occasione è stata quindi quella di un'intervista legata al tema della leadership di un arbitro durante una partita di calcio.

"Su questo argomento ricordo una cosa che disse Concetto Lo Bello, tradizionalmente riconosciuto insieme a Pierluigi Collina come il piu grande fischietto della storia del calcio italiano. Si tratta della finale della Coppa dei Campioni, disputata il 29 maggio 1968 al Wembley Stadium di Londra, tra il Manchester United di George Best ed il Benfica di Eusebio. Durante l'intervallo tra il primo ed il secondo tempo, in una partita che si era dimostrata particolarmente tesa, i due guardalinee (all'epoca si chiamavano cosi, poi dal 1996 sono diventati assistenti arbitrali n.d.a.) avevano sottolineato a Lo Bello la condotta di Nobby Stiles, un mediano della formazione inglese particolarmente duro. 'Se gli permetti di entrare in questa maniera la partita ci sfugge di mano - gli avevano detto - Bisogna fargli capire che non può continuare a picchiare così, altrimenti entrerà duro su Eusebio fino all fine'. Al rientro in campo, l'arbitro italiano ammonì Stiles al primo fallo commesso. Non parlando inglese, così come il calciatore non capiva l'italiano, Concetto Lo Bello lo guardò in una maniera tale che gli fece cambiare la percezione su come potesse giocare. Siamo quindi nel campo della meta comunicazione. C'era stato ovviamente il gesto di scrivere il nome dell'ammonizione, ma era stato in realtà lo sguardo a fare la differenza, come a dire: 'Da adesso ti guardo di più, stai attento perchè con me non ce la fai'. Effettivamente il mediano inglese da quel momento si comportò diversamente".

Nell'esprimere la propria leadership, il linguaggio è quindi fondamentale. "Non solo il linguaggio ma anche la prossemica - risponde Federico Buffa - Vi faccio un altro esempio. Il 26 maggio del 1999 Pierluigi Collina sta arbitrando la finale di Champions League tra Manchester United  e Bayern Monaco. I tedeschi al 90' stanno vincendo per 1-0, ma nel recupero gli inglesi segnano due reti. Al fischio del secondo goal si torna verso centrocampo per riprendere il giuoco. Un centrale difensivo del Bayern però rimane fermo a terra. Collina gli si avvicina, gli porge la mano e lo aiuta a rialzarsi. Questo è uno dei gesti più belli della storia dello sport. Ancora una volta emergono prossemica, gestualità, sottotesto, che esprimono autorità e potenza del ruolo ancora più che in altri momenti che sembrerebbero più formali".

Durante una partita si incontrano tanti leader, compresi quelli di una squadra. "Ricordo un episodio che vide coinvolti Paolo Maldini e Gennaro Gattuso. Tecnicamente dovrebbe essere solo il capitano a parlare con l'arbitro, ma in quella partita stava andando diversamente. Maldini andò quindi dal compagno di squadra redarguendolo: 'Stai zitto, se continui a rivolgerti cosi all'arbitro ci metti soltanto nei guai. Arriverà prima un'ammonizione e poi rischiamo anche l'espulsione. Lascia quindi parlare me, perchè è solo a me che è concesso'. Ci sono delle occasioni, come sta accadendo all'Onu in questi giorni, che per parlare bisogna fare una triangolazione che contempli tutto e tutti nel modo giusto".

Leader si nasce o si diventa, e in questo caso quanto si può lavorare per crescere? "Leader si nasce per forza - conclude - Leader però si diventa anche, ed accade quando ti accorgi di avere mezzi espressivi di un certo tipo. Se si ha solo la personalità si arriva fino ad un certo punto, ma se questa è associata a mezzi espressivi corretti e funzionali allora si diventa leader in senso assoluto".

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)
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