Grandi doti umane e professionali fin dall’inizio della sua carriera

Grandi doti umane e professionali fin dall’inizio della sua carriera

Sezione di Siracusa

‘Essere arbitro, non fare l’arbitro’. Uno slogan che si sente spesso negli ambienti dell’AIA, a risaltare i comportamenti impeccabili che dovrebbe mantenere ogni associato, qualunque sia il suo ruolo, prioritari anche alla preparazione tecnica. Tanti gli esempi, tante le storie che si potrebbero raccontare, ma alcune travalicano il locale e acquisiscono risonanza nazionale per i fatti perlomeno insoliti. Ed è così che per puro caso, durante la domenica calcistica dello scorso 8 maggio, in uno stadio di Serie D della Campania un direttore di gara della Sezione di Siracusa ha dato prova sia delle sue doti tecniche sia delle sue qualità umane e professionali.

Ciò che ha fatto il 27enne Fabio Franzò dopo 10 minuti dall’inizio del secondo tempo di Casertana – Rotonda, è potuto sembrare qualcosa di eccezionale, ma per lui, infermiere professionale, aver salvato la vita di un uomo è stata normalità grazie all’impeccabile preparazione: in pochi minuti ha egregiamente applicato le manovre di primo soccorso al portiere ospite, in stato di incoscienza dopo uno scontro di gioco. Un supporto fondamentale ai sopraggiunti sanitari che ha fatto parzialmente tornare cosciente il calciatore, poi portato in ospedale.   

Fabio lavora come infermiere di sala operatoria presso l’istituto ortopedico Villa Salus di Siracusa. Significative le sue dichiarazioni sull’essere arbitro: “Questa attività ha influenzato positivamente il mio lavoro e la mia vita di tutti i giorni. Un tempo ero più impulsivo, oggi grazie all’arbitraggio sono molto più riflessivo e soprattutto in grado di gestire meglio diverse situazioni critiche”, ha concluso alludendo alle difficoltà a cui si può andare incontro nel dirigere una gara o nell’eseguire all’improvviso un intervento di primo soccorso come quello dello scorso 8 maggio.  

Il gesto dell’arbitro della CAN D è stato motivo d’orgoglio per l’AIA, a partire dalla sua Sezione. “Appena Fabio mi ha raccontato l’accaduto di Caserta mi è presa la pelle d’oca”, ha commentato il suo Presidente sezionale, Stefano Di Mauro. “Si tratta di un ragazzo eccezionale che ho avuto il piacere di accogliere io in Sezione appena concluso l’esame del suo Corso, quando ero Vicepresidente vicario. Fabio era un calciatore che giocava in Promozione, carriera che interruppe per fare l’arbitro. Già all’inizio – ha concluso Di Mauro – emerse dal gruppo e si fece apprezzare per le sue doti tecniche, umane e per la sua personalità”.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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