IL CORAGGIO DI CREDERCI: LA REGOLA D’ORO DELL’ARBITRO CAN IVANO PEZZUTO

IL CORAGGIO DI CREDERCI: LA REGOLA D’ORO DELL’ARBITRO CAN IVANO PEZZUTO

Sezione di Treviso

Venerdì 17 novembre si è tenuto l’appuntamento annuale più atteso da ogni Sezione: Treviso ha avuto il piacere di accogliere l’arbitro della Commissione Nazionale di Serie A e B Ivano Pezzuto della Sezione di Lecce, assegnato per la Stagione Sportiva 2023/24.

In una sala gremita di associati trevigiani, il salentino Ivano Pezzuto, classe 1984, alla sua quarta stagione nella massima serie, non ha nascosto una certa emozione nel ricordare il suo legame con la città di Treviso. “A dire il vero, caro Presidente, a Treviso ci sono già stato una volta e per me quel giorno rimane impresso nella memoria come il più importante della mia carriera arbitrale” così ha esordito Pezzuto, facendo proiettare sul maxi-schermo sezionale una slide bianca riportante soltanto la seguente scritta: “Treviso 9/10/11”. “Per me questo luogo e questa data significano tantissimo: quel giorno, infatti, arbitrai Treviso – Pro Patria allo Stadio Tenni, partita di Serie C Seconda Divisione, e venne a vedermi, per la prima volta, Stefano Farina. Dopo quella gara ed i suoi insegnamenti, arrivò l’esordio in Serie C Prima Divisione e per me quello fu il giro di boa”.

Dopo questo sentito ricordo, Pezzuto ha dato inizio al suo intervento, chiarendo di non voler fare una lezione tecnica, ma di voler trasmettere la propria esperienza e tutto quello che, negli anni e nelle innumerevoli partite dirette, ha imparato sulla propria pelle e poi appuntato in un quadernone che conserva gelosamente.

Tre – secondo Pezzuto – sono gli ambiti su cui ciascun arbitro deve lavorare: la preparazione tecnica, la predisposizione mentale e la capacità relazionale.

Il primo, cioè la preparazione tecnica, si impara nei primi anni di carriera arbitrale ed è la base per poter scendere in campo; la predisposizione mentale, invece, si acquisisce nel tempo, anche grazie alle rinunce, ai sacrifici ed alle ‘bocciature’: “Nulla si ottiene senza sacrificio e senza coraggio, ragazzi. Solo chi è capace di soffrire alla fine vincerà: per raggiungere grandi sogni, bisogna fare grande fatica. Dovete sempre chiedervi: sto facendo il massimo?”.

La terza ed ultima dote, ovvero la capacità relazionale, è quella che richiede un lavoro più sottile e maturità, e la si ritrova nell’accettazione e nel rispetto conquistati dall’arbitro nel campo di gioco.

L’arbitro salentino ha quindi chiuso il proprio intervento con una citazione di Papa Francesco: “Siate attenti, instancabili e coraggiosi”, lasciando con queste poche parole, pregne di significato, tutti i presenti a bocca aperta, prima di ricevere un lungo, caloroso e sentito applauso.

Anche quest’anno l’entusiasmo e l’attesa a Treviso sono stati ampiamente ripagati da un prestigioso ospite che ha saputo portare molto di sé nel proprio intervento, con una generosità e schiettezza non scontate. 

Sono queste le riunioni che ispirano, fanno crescere e sognare i fischietti più giovani e nel contempo appassionano e divertono i veterani.

 

Foto di E. Soranzo

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)
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