La forza comunicativa del "silenzio" e la voglia di non mollare con Gianluca Aureliano

La forza comunicativa del

Sezione di Venezia

La Sezione di Venezia ha ospitato l’arbitro della Commissione Nazionale di Serie A e B Gianluca Aureliano della Sezione di Bologna: importante esperienza soprattutto per il folto gruppo di giovani associati colpiti dalla concretezza e dalla semplicità dei concetti espressi dall’ospite. 

Per spiegare meglio il senso della costanza e della resilienza cui è stata improntata la sua vita sportiva, Aureliano ha ricordato una serie infinita di infortuni ai quali è andato incontro nella sua carriera, da calciatore prima, da arbitro poi. Rottura delle vertebre a 14 anni, strappi e sublussazioni della spalla a 15, appena esordito in Eccellenza come giocatore. Di fronte ad un declassamento in Serie minori, Gianluca ha deciso di fare l’arbitro sull’esempio paterno,nonostante le resistenze di quest’ultimo.

Aureliano ha incentrato la sua riunione intorno al “silenzio”, parola che ha definito come il miglior strumento per una comunicazione efficace e utile per prendere decisioni: “Quando si fa silenzio non ci sono equivoci, le chiacchiere risultano inutili e il problema di rispettare un ordine non esiste. Con esso riusciamo a nasconderci, nonostante siamo sul palcoscenico: ‘scomparire’ serve, in quanto non è su di noi che sono puntati i riflettori, ma sulle partite che dirigiamo, qualsiasi esse siano. Però, per essere forti in questo, bisogna capire come si comunica, chi è l’interlocutore, il luogo, il tempo e l’argomento della comunicazione. Non deve passare il messaggio che in campo dobbiamo stare zitti, bensì dobbiamo essere padroni di quello che diciamo perché, se lo siamo, sappiamo quando parlare e quando non farlo”.

A questo punto è sorta una domanda: qual è la forma migliore di comunicazione? Secondo Aureliano la risposta è “dare qualcosa”. L’ospite ha spiegato: “La donazione è la miglior forma di comunicazione perché è importante ciò che si comunica, non solo saper comunicare. Una comunicazione fatta di urla, fischi o agitazione gestuale evidenziale nostre carenze ed è simbolo di assenza di controllo di noi stessi. Per questo, calma, tempestività e puntualità sono parole chiave. Tutto ciò ha uno scopo ben preciso, far arrivare ai nostri collaboratori, ai giocatori, agli allenatori, ai dirigenti e al pubblico un messaggio chiaro: siamo persone degne di fiducia”.

Sono poi seguite una serie di domande: “Qual è la vostra preparazione fisica e mentale? Sareste capaci di reggere l’insuccesso e di riconoscere che la vita non inizia e finisce con quel risultato? A quanto ammonta il vostro impegno affinché vada per il verso giusto? Avete un rapporto di apertura e comprensione con gli osservatori e i dirigenti?”. 

“Sapete oggi qual è il mio obiettivo? - ha chiesto Gianluca - Farvi comprendere la comunicazione nella misura in cui essa è funzionale a ricercare fiducia e a far avverare un sogno. Per chi entra in Sezione, la Serie A non deve essere intesa come qualcosa di irraggiungibile, ma come qualcosa di quasi possibile”. Inoltre, Aureliano ha sottolineato l’importanza della Sezione nel coltivare questo sogno: “Quando entriamo in Sezione ci viene insegnato a non dimenticare mai chi siamo e a scendere in campo con la stessa passione dell’inizio”.

 

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)
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