La Sezione di Parma ricorda Alberto Michelotti

La Sezione di Parma ricorda Alberto Michelotti

Sezione di Parma

“Ora che ho compiuto i novanta, sono ufficialmente ai tempi supplementari della mia vita. Vi aspetto per i rigori”. Lo aveva detto un anno fa, Alberto Michelotti, festeggiando il ragguardevole traguardo con la battuta facile che non lo ha mai abbandonato durante la sua vita piena di successi e interessi. Anche se i tiri dal dischetto non ci saranno, qualsiasi cronista potrebbe riempire pagine e pagine se volesse raccontare chi è stato uno degli arbitri più famosi e bravi del calcio italiano, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta.

Un calcio certamente lontano da quello odierno, i cui protagonisti si muovevano in mezzo alla gente comune, confondendosi con essa. Michelotti era soprattutto questo: prima di essere un grande arbitro, è stato una persona affabile, ironica, arguta. Raccontava in modo coinvolgente aneddoti capitati da un lato all’altro del mondo. Il suo mondo, quello di un fischietto metallico e una divisa nera col colletto bianco portati con orgoglio in tante competizioni e con risultati di assoluta eccellenza. La finale di coppa Uefa, la gara inaugurale ad Euro 80 in Italia, le Olimpiadi del 1976 e una marea di partitissime del campionato italiano: Alberto non se ne vantava, non era assolutamente il tipo, anzi ti interrompeva dicendo “si, ma ora fermati sennò mi fai pensare a quanto sono diventato vecchio”. E se qualcuno gli ricordava che ai Mondiali del 78 poteva benissimo andarci lui, rispondeva sincero e sorridente: “si, ma poi c’è andato Sergio (Gonella), un parmigiano d’adozione e un grande amico e ha fatto pure la finale quindi meglio di così…”.

In sezione non era più Michelotti, diventava Albertone perché tutti riconoscevano in lui, allo stesso tempo, la figura più rappresentativa e un amico con cui fare quattro chiacchiere, magari nel dialetto di quella Città che ha sempre amato. Il rispetto che arbitri di grande presente gli hanno sempre riservato prima delle riunioni dà esattamente l’idea della statura non solo dell’Arbitro ma soprattutto dell’Uomo. Ora sopravvive il suo testamento fatto di battute e insegnamenti, e le teche televisive ricorderanno, magari in bianco e nero, chi è stato il Michelotti arbitro. Può essere che adesso guardi dall’alto, con il suo sorriso sempre pronto, la sua Città e i suoi ragazzi. In attesa di fischiare un nuovo inizio, su campi decisamente più verdi.   

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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