L'arbitro iraniano Sanam Shirvani: "La libertà è il bene più prezioso che abbiamo"

L'arbitro iraniano Sanam Shirvani:

Nonostante le continue lotte per il rispetto dei diritti umani, ancora oggi, in alcuni Paesi come l’Iran, in cui la legislazione è in parte basata sulla legge islamica, la Shari’a, si verificano gravi violazioni dei diritti e la donna si trova in una posizione di inferiorità rispetto all’uomo.

Per manifestare la vicinanza al popolo iraniano nonché diffondere i valori della parità di genere e, più in generale, dei diritti umani, martedì 15 novembre alle ore 10.30, presso il Circolo Sportivo della Rai a Roma, si terrà una partita in beneficenza di calcio a 7 tra la squadra di calcio del Circolo Sportivo e una rappresentativa delle associazioni Amnesty International Italia, Assist, Associazione Italiana Calciatori e Uisp. La partita si disputerà alla vigilia dei mondiali in Qatar nonché a 10 giorni dalla giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

Arbitro del match sarà Sanam Shirvani della Sezione di Torino, di origine iraniana, che si è trasferita in Italia per inseguire il suo sogno e per affermare la sua libertà, rinunciando così alla famiglia, agli affetti più cari e alla sua terra. 

Sanam, raccontaci della tua vita in Iran.

“L’Iran è una nazione in cui le libertà, in particolare quelle della donna, sono notevolmente limitate. Questo spesso non dipende dalla propria famiglia, ma dal governo che si impone con la forza sulla popolazione creando un clima di terrore. Purtroppo, lo stiamo vedendo anche in questi giorni, le donne iraniane, che con coraggio manifestano per la loro libertà, rischiano la vita. Raccontando la mia storia spero di poter sensibilizzare le persone a capire cosa significa appartenere a quel mondo”.

Com’è nata la passione per il calcio?

“Ho sempre sognato di giocare a calcio, ma nel mio Paese non è stato possibile realizzare questo sogno. In famiglia sono tutti appassionati di questo sport, ma dove abitavo io, a Rasht, nord dell’Iran, non esistevano le scuole calcio per le donne e anche nelle città più grandi il calcio femminile era ed è disincentivato e poco praticato. Così, non appena ne avevo la possibilità, giocavo a calcio con i miei fratelli più grandi.

Inoltre, fin da piccola, i miei genitori mi portavano allo stadio, ma raggiunta una certa età, in quanto donna, non mi è stato più possibile entrarci. Tuttavia, nel mio cuore ho sempre sognato di poter stare in campo, infatti la prima volta che in Italia sono andata allo stadio mi sono messa a piangere”.

Poi, all’età di 27 anni, hai deciso di venire in Italia.

“Sentivo di voler essere libera, ma ribellarmi in Iran significava mettere in pericolo non solo la mia incolumità, ma anche quella dei miei cari. Così ho deciso di terminare gli studi in Italia.

L’Italia e l’AIA mi hanno accolta e mi hanno fatta rinascere. Se prima il calcio era solo un’utopia, oggi posso viverlo ogni settimana. Qui mi sento libera e, anche grazie allo sport, ho capito chi sono, cosa voglio dalla vita e quanto noi donne possiamo essere forti.

Oggi mi sento più italiana che iraniana. Questo mi dispiace perché avrei voluto poter essere orgogliosa di quello che faccio nella mia terra natale con accanto i miei cari, ma nel mio Paese non è accettato non indossare il velo e arbitrare gli uomini”.

Parlaci dell’arbitraggio.

“Quando ho in mano il fischietto mi sento libera e felice perché ho realizzato il mio sogno. Inoltre, devo molto all’arbitraggio perché in campo ho imparato a vivere. Questo sport mi ha migliorata molto soprattutto sotto l’aspetto caratteriale, credo di essere diventata un’altra persona. Ho imparato ad essere più forte e più decisa in tutte le situazioni, a vedere l’errore come un modo per crescere e migliorarmi”.

Martedì andrai a Roma ad arbitrare la partita in beneficienza.

“Sono troppo emozionata, quasi non ci credo. Colgo l’occasione per ringraziare il Presidente Alfredo Trentalange e tutto il Comitato Nazionale nonché gli organizzatori della manifestazione per la sensibilità dimostrata verso il tema dei diritti umani e della parità di genere.

Spero che la situazione in Iran possa cambiare al più presto perché la libertà è il bene più prezioso che abbiamo e, solo attraverso la libertà riusciamo ad esprimere noi stessi”.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)
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