Marco Piccinini della CAN: “Dare il giusto valore all’errore per uscirne rinvigoriti”

Marco Piccinini della CAN: “Dare il giusto valore all’errore per uscirne rinvigoriti”

Sezione di Teramo

“L’arbitraggio è paragonabile ad una gara ciclistica, dove bisogna affrontare molti tornanti per arrivare al traguardo in vetta alla montagna. Ci possiamo arrivare tutti, ma bisogna gareggiare lealmente”.

Con queste parole presso la Sezione di Teramo, lo scorso 25 marzo, Marco Piccinini, arbitro della Commissione Arbitri Nazionale di Serie A e B, ha aperto la riunione tecnica come ospite sorteggiato dal Comitato Nazionale dell’AIA ad inizio Stagione, nell’ambito del tour nelle sezioni di arbitri e assistenti delle massime serie.

A fare gli onori di casa è stato il Presidente di Sezione Giuseppe Di Domenico con i saluti iniziali, seguiti da quelli del Componente del Comitato Regionale Abruzzo Alfredo Leonetti.

Marco ha raccontato di come si sia avvicinato per caso all’attività arbitrale, leggendo la pubblicità del Corso arbitri su un volantino. Attività del tutto nuova, visto che non aveva mai giocato a calcio e fino ai 18 anni aveva praticato solo nuoto agonistico.

Entrato nel vivo del suo intervento, ha affermato che “la vita di un arbitro è quella che si definisce l’illusione dell’iceberg. In superficie le persone notano solo i successi. Ciò che invece non vengono mai visti sono duro lavoro, dedizione, notti insonni, sacrifici, fallimenti e delusioni”.

Ha quindi aggiunto che “le difficoltà rafforzano la mente, come la fatica rafforza il corpo”, ricordando una sua gara non arbitrata bene in Serie C, che gli era valsa la mancata promozione a fine Stagione.

Il relatore ha poi parlato dei quattro pilastri della figura arbitrale: regolamento, allenamento, conoscenza del calcio e divertimento.

Citando Hyman George Rickover, Piccinini ha ricordato come “Tutti hanno dei curriculum eccellenti. Quello che sto cercando di scoprire è come si comportano sotto pressione”.

Con queste premesse, l’ospite nazionale è passato alla parte tecnica con la visione di filmati. Interagendo con i ragazzi teramani si è così sottoposto ad un vero esame autocritico, analizzando in particolar modo i suoi errori. Segno di grande umiltà ed apertura al confronto.

Marco ha concluso il suo intervento affermando che “quando si smette di considerare l’errore come un fallimento e si riesce a dargli il giusto valore, se ne esce rinvigoriti. Tutto sta nel modo in cui lo si affronta. Bisogna guardare avanti, vedere sempre il lato positivo e proiettarsi verso la prossima partita”.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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