Mirko Zannier, Componente CAN D, ricorda l’importanza di “essere arbitro”

Mirko Zannier, Componente CAN D, ricorda l’importanza di “essere arbitro”

Sezione di Udine

L’ottava Riunione Tecnica Obbligatoria della Stagione, svoltasi presso la “Sala Meeting” della Dacia Arena di Udine, non si sarebbe mai potuta aprire in una maniera migliore. 21 nuovi arbitri, giovanissimi e già attivi al polo di allenamento, hanno ricevuto tutto l’occorrente per compiere presto l’esordio in campo.

A questi, e a tutto l’organico presente in sala, è stato rivolto l’intervento di Mirko Zannier, Componente della Commissione Nazionale di Serie D, dal titolo “Guida pratica per arbitri consapevoli”. Un discorso che lo stesso relatore ha deciso di inaugurare partendo proprio dal concetto di “consapevolezza”, che significa interpretare la vera essenza dell’attività arbitrale, puntando perciò ad “essere”, piuttosto che a “fare” l’arbitro.

È proprio sulla base di questa distinzione che si fonda la differenza tra coloro che ancora oggi, a distanza di molti anni continuano ad esser parte della Sezione, e coloro che invece hanno deciso di percorrere strade differenti. “Cosa significa ‘essere arbitri’? -  ha chiesto Zannier - Prima di tutto essere persone per bene, sia in campo sia fuori, tenendo in considerazione che spesso i due ambiti sono molto più connessi di quanto si possa pensare”.

In tal senso, valori come correttezza, autenticità, inclusione, sincerità, morale, rispetto e dignità sono solo alcuni dei punti fissi che non dovrebbero mai essere persi di vista, al fine di trasportare nella vita quotidiana ciò che questa attività insegna, diventando così degli “arbitri nella vita”.

“Come per ogni percorso, anche questo necessita di tempo: in una società che viaggia a ritmi insostenibili, e in cui tendiamo a voler spesso troppe cose, tutto e subito, - ha affermato il relatore- è fondamentale procedere a step, dandosi il giusto tempo per migliorare. Sbagliare è normale e importante, così come anche la capacità di crescere e imparare”.

“Durante una crescita, - ha proseguito Zannier - spesso si va incontro ad alti e bassi, e ci si trova davanti a due parole, elementi chiave della società in cui viviamo. La prima è “successo”, a rappresentanza di ciò che spesso sembra esser diventato l’obiettivo principale dell’esistenza, in cui fin da piccoli entriamo nell’ottica della competizione, piuttosto che in quella della condivisione. È solo puntando tutto su noi stessi, adottando delle abitudini positive e preparandoci con costanza che si può parlare di ‘successo’”.

“La seconda parola è invece il suo contrario, il ‘fallimento’: un concetto che molto spesso facciamo fatica ad accettare, preferendo nascondere i momenti più difficili e le nostre sconfitte. Risulta fondamentale trattare successo e fallimento esattamente alla stessa maniera, tenendo in considerazione che entrambi sono due momenti che saranno sempre presenti nelle nostre vite, senza definire però realmente chi siamo”.

L’augurio finale ai ragazzi in sala, è stato un invito a vivere ogni giornata con entusiasmo e passione, cercando di migliorarsi prima di tutto per sé stessi, seguendo a tal proposito un’iconica frase di Rita Levi di Montalcini:  “Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita”.

 

In copertina il relatore della RTO: il Componente CAN D Mirko Zannier.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)
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