MOTIVAZIONE, AUTOEFFICACIA E LAVORO DI SQUADRA CON L’ARBITRO INTERNAZIONALE DI FUTSAL GIOVANNI ZANNOLA

MOTIVAZIONE, AUTOEFFICACIA E LAVORO DI SQUADRA CON L’ARBITRO INTERNAZIONALE DI FUTSAL GIOVANNI ZANNOLA

Sezione di Legnago

Lunedì 4 aprile la Sezione AIA di Legnago ha ospitato Giovanni Zannola, associato della Sezione di Ostia Lido e arbitro internazionale di Futsal a partire da quest’anno. La serata è stata aperta dal Presidente sezionale Gianluca Cavallaro che ha presentato i tre associati che hanno recentemente debuttato in categorie superiori e ha ricordato tra le eccellenze della Sezione nella disciplina del Calcio a 5 Tiziano Saccoman e Lisa Cherubin.

Un breve video ha ripercorso invece la carriera arbitrale di Giovanni Zannola, alla sua prima Riunione Tecnica come arbitro internazionale, che ha sottolineato subito dopo come l’interesse verso la disciplina del Futsal sia cresciuto negli ultimi dieci anni nel panorama mondiale, ma soprattutto come si possa e si debba considerare ogni disciplina con pari dignità, ricordando che: “Qualsiasi ruolo ha valore nell’Associazione”.

Tenendo fede alla sua esperienza professionale, sia dentro sia fuori dal terreno di gioco, Giovanni ha voluto focalizzare il suo intervento sulle caratteristiche della prestazione arbitrale riguardanti in particolare la psicologia dell’arbitro.

Tra i punti forti della prestazione, al primo posto deve esserci un intenso desiderio di successo e quindi la motivazione, che è alla base del raggiungimento dei traguardi di ognuno. Citando il noto psicologo canadese Albert Bandura, Giovanni ha introdotto il concetto di “autoefficacia”, che può essere definita come la fiducia che una persona ripone nella propria capacità di affrontare un compito specifico, come anche la fiducia nel sapersi organizzare in funzione di situazioni e azioni sempre diverse, al fine di raggiungere determinati obiettivi. L’aspetto mentale è fondamentale per raggiungere l’eccellenza nello sport e determina i risultati di un atleta più di quanto non lo facciano le sue qualità fisiche. Per emergere infatti è necessario possedere solide convinzioni di autoefficacia, eliminando così timori e ansie derivanti da qualsiasi altro condizionamento.

Alle spiegazioni teoriche Giovanni ha subito affiancato un esempio pratico, ossia un paio di sue foto in qualità di arbitro in due momenti diversi della sua carriera, grazie alle quali ha potuto incalzare i colleghi con una serie di domande accomunate da una riflessione di base: “Per poter scendere in campo con convinzione e sicurezza nelle proprie capacità, bisogna trovare il posto in cui si sta meglio, ci si deve motivare e avere obiettivi forti e chiari da raggiungere, essendo pronti a sacrificare tempo ed energie per realizzarli. Quindi, bisogna studiare e allenarsi per essere lucidi e prendere decisioni corrette, ma anche per farsi trovare pronti qualora ci siano occasioni inaspettate. Soprattutto bisogna lavorare per rafforzare l’autostima, ricordando che se siamo designati per una gara, vuol dire che possiamo farla”.

Passando attraverso varie esperienze vissute, anche con esempi di mass confrontation, Giovanni ha posto l’accento sull’importanza della capacità di lavorare in team nella squadra arbitrale. Creare un feeling tra colleghi, dentro e fuori dal terreno di giuoco, è necessario per motivare e sollecitare ciascuno a dare il meglio di sé al fine di raggiungere un’ottima prestazione professionale. Citando Julio Velasco, ha chiarito quindi la differenza tra gruppo e squadra, sollecitando gli associati a contribuire alle argomentazioni a favore del team, ribadendo più volte: “Quando si indossa la stessa divisa, si appartiene alla stessa squadra. I legami di fiducia nella vita sono il bene più prezioso che possiamo avere e dobbiamo nutrire, dentro e fuori dal campo”.

Foto di A. Bronzato

 

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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