Ranghetti: “Non sono qui per insegnare, ma per trasmettere la mia esperienza”

Ranghetti: “Non sono qui per insegnare, ma per trasmettere la mia esperienza”

Sezione di Sassari

“Non sono qui per insegnare, ma per trasmettere la mia esperienza”: ha esordito così, Sergio Ranghetti, assistente arbitrale in forza alla Commissione Arbitri Nazionale, davanti alla platea della Sezione “Carlo Usai” che lo attendeva nella Sala Langiu del Comando di Polizia Municipale di Sassari.
Una riunione diversa dal solito, perché Sergio è intervenuto in videoconferenza dalla propria casa, ma la lontananza fisica non ha interferito sulla efficacia dell’intervento.

Dopo il saluto del Presidente Emanuele Fresi, la Sezione ha omaggiato Ranghetti con un video che ripercorreva le tappe salienti della sua avventura nella famiglia dell’AIA. Prendendo spunto dalle immagini, Sergio si è confidato con la platea in ascolto, alla quale ha raccontato tutte le fasi della sua carriera tra fischietto e bandierina, alla vigilia delle 150 partite in Serie A e 100 in Serie B. "Un uomo che arriva in Serie A è un ragazzo normale, estroverso, che ama uscire con gli amici, ma quando si scende in campo non scherza più e chi dice che non fa l’arbitro perché si preclude tante cose sbaglia”, ha continuato Sergio.

Figlio d’arte - suo padre Eugenio Ranghetti è stato assistente arbitrale internazionale fino al 1995 - Sergio ha iniziato a calcare i campi a 15 anni, proprio con suo padre a fargli da tutor. Un inizio non proprio entusiasmante, con due soli fischi nella prima gara e un cronometro mai partito nella seconda.
Come lui stesso ha raccontato, il primo tempo di quella gara di esordienti terminò 10 minuti dopo la durata normale di un tempo, poiché l’osservatore glielo fece notare e gli urlò di chiuderlo lì. Poi la svolta e l’inizio della scalata. Sempre con rispetto, perché come ha detto ai presenti, bisogna sempre portare rispetto alle società, ai calciatori, dai giovanissimi alla Serie A, sempre esigendolo naturalmente.
Rispetto anche per la propria casa, la propria seconda famiglia, la Sezione, “che ci sta vicina dal primo all’ultimo giorno in cui arbitriamo”. Un impegno massimo, fatto di costanza e sacrificio, togliendo anche tempo agli affetti, per dare sempre il massimo.

La svolta nella carriera arbitrale, ha raccontato, la deve proprio al padre che, dopo la dismissione da arbitro in Serie D, lo ha iscritto a sua insaputa al corso di qualificazione per assistenti arbitrali che lo ha portato dove è ora. Le cadute non sono mancate, ma anche qui la forza è sempre stata quella di rialzarsi e ricominciare.

Dopo un caloroso saluto con l’assistente arbitrale CAN Gian Luca Sechi, ed uno scambio di battute con l’assistente in forza alla CAN C Khaled Bahri e con i giovani (e meno giovani) arbitri neo immessi, Sergio si è congedato dalla platea, lasciando un prezioso insegnamento a tutti coloro i quali vogliono seguire le sue orme: rispetto, impegno e forza di rialzarsi dopo una caduta.

 

In copertina: Sergio Ranghetti

In fotogallery:

1: Il presidente di Sezione Emanuele Fresi;

2 e 3: La platea;

4,5 e 6: Gian Luca Sechi, Khaled Bahri e i neo immessi dialogano con Ranghetti.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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