Tra guanti e fischietto, la storia dell’arbitro – calciatrice Alessia La Rocca

Tra guanti e fischietto, la storia dell’arbitro – calciatrice Alessia La Rocca

Sezione di Ercolano

Un momento molto particolare, che la Sezione di Ercolano ‘Amedeo Kellner’ ricorderà per molto tempo: l’esordio in divisa arbitrale di Alessia La Rocca, arbitro – calciatrice, primo portiere donna nella storia del calcio italiano, che ha esordito a febbraio ‘col fischietto’ in una gara del Settore Giovanile. Alessia, accompagnata dal Presidente Sezionale Giuseppe De Luca in qualità di tutor, si è saputa adattare in mode celere al nuovo ruolo. Il giorno dopo, invece, era in campo a difendere i pali della sua squadra, la Dream Team Femminile, militante nel Campionato di Eccellenza ed attualmente al secondo posto in classifica.

Alessia, innanzitutto racconta com’è stato scendere in campo ‘da giudice’ anziché da portiere.

“È stata sicuramente un’esperienza nuova, bella, ed è qualcosa che porterò nel mio bagaglio di emozioni. Ho provato un po’ di ansia, credo sia normale, ma anche una grande gioia per questa nuova avventura. Tutto sommato mi è piaciuto, ho provato una grande soddisfazione quando ho fischiato il calcio d’inizio”.

Sabato eri in campo a fischiare, mentre domenica hai aiutato la tua squadra a vincere a Benevento e consolidare il secondo posto in classifica.

“Come calciatrice ho cominciato presto, quindi sono abituata, ma è stata una sensazione un po’ strana quella di cambiare ruolo a meno di 24 ore di distanza”.

E soprattutto ad avere a che fare con un arbitro, adesso collega…

“Sì, infatti. Sono una che di solito parla molto. Alla prima partita ho anche rischiato di prendere un’ammonizione per proteste, fortunatamente mi sono fermata in tempo. Però ho confrontato due situazioni che mi sono capitate in questo weekend: in una ho fischiato rigore mentre nell’altra, da portiere, ho visto negare un rigore chiaro alla mia squadra. Poi ho capito che forse dalla mia prospettiva, a 90 metri, avevo alta probabilità di sbagliare”.

Adesso conoscerai sicuramente meglio il regolamento, rispetto al primo giorno di Corso Arbitri…

“Sì, ho scoperto di non conoscere tutte le regole e le sfaccettature regolamentari, e credo di aver anche capito che la maggior parte degli errori accadono perché semplicemente siamo umani. A dire la verità non credevo che avrei terminato il Corso, ho avuto dei momenti in cui volevo mollare, ma la determinazione di fare qualcosa in più mi ha spinto a fare l’esame”.

Sei consapevole che nei weekend potresti essere prima osannata come calciatrice e poi contestata per qualche decisione arbitrale?

“Ti dirò, come arbitro non mi hanno fatto nessun effetto le proteste, perché sapevo di avere un’arma importante, il cartellino; quindi nessuno potrà mai scalfirmi”.

Cosa porterai alla tua squadra, la Dream Team Femminile, di questa nuova esperienza?

“Sicuramente cercherò di spiegare che bisogna avere più rispetto per l’arbitro e che dobbiamo essere un esempio di sportività ed educazione. Sarà difficile, perché a nessun calciatore piace vedersi fischiare un fallo contro o ricevere un cartellino, ma sono sicura che ci riuscirò”.

Come ti vedi nel futuro, più calciatrice o più arbitro?

“Il mio obiettivo principale è giocare a calcio; sono ormai sette anni che gioco e vedo sempre di più la mia vita su quella linea. Però non chiudo nessuna porta, soprattutto adesso che ho la possibilità di continuare a fare entrambe le cose. Vorrei arrivare il più in alto possibile come arbitro, so che sarà difficile ma io mi impegnerò al massimo per raggiungere i miei traguardi”.

Supplemento on-line della rivista "L'Arbitro"
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)

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